Vi capita mai di eccitarvi per giorni al pensiero di un evento imminente, e quando quel giorno arriva le cose vanno talmente in merda da farvi venire voglia di tornarvene a casa dal vostro fido letto, che mai vi tradisce, e che il suddetto evento e l’emozione tutta se ne vada al diavolo?
E’ quello che è successo a me ieri con gli Zen Circus che suonavano a Imperia. Ma invece, chissà in nome di quale dio, la serata si è capovolta e così gli umori che mi scuotevano fin negli stivali col pelo.
La colpa è del capitalismo sfrenato che chiamano Natale, come sempre: manca una settimana, c’è da lavorare e di uscire un’ora prima manco a parlarne. Esco dagli spogliatoi come una furia, una metro alla rinfusa, 5 piani di scale a piedi (sali e scendi), riscendo come solo le corse campestri bastarde a dicembre: è l’ultima metro.
Arrivo in stazione sul filo del puntuale, tutta giuliva, per essere stroncata da 40 minuti di ritardo. Che poi diventano 50 che diventano 60. Nella stazione più fredda che la storia ricordi, dove accorrono spifferi gelidi dai 4 lati.
Per farvela breve (la vicenda sarebbe molto più triste e penosa) vengo prelevata ad Alassio e scaricata nella radiosa Imperia, per la prima volta a La Talpa e l’Orologio, proprio dietro a officine e distributori dimenticati dai popoli.
Ero sicura fosse già tutto finito, all'alba di mezzanotte e mezza.
Invece, gioia e sollazzo, cominciano di lì a poco con Gente di merda.
Siamo in tre: io, il buon poeta socialista, da poco promosso a giornalista, e un'altra brillante giornalista, diciamo che non è propriamente la mia razza preferita, ma questi esemplari costituiscono un'eccezione.
Gli Zen, mai visti in faccia prima d'ora, ma maledettamente attesi, per loro ho anche paccato Brunori Sas stasera. Giovani, attraenti e dotati di un sacco di estro e vitalità, sul palco è un tripudio di chitarre distorte e salti di mezzo metro, una vera goduria.
Per la verità non sono stata maniacalmente attenta durante il live, ho pogato su una sola, amatissima canzone, ma l'ambiente era livido di pane e simpatia, dunque ascoltavo e bazzicavo.
Ho chiamato Nadia per farle sentire le canzoni, e ovviamente non ha sentito una cippa :D Ma volevo farlo dai tempi del concerto di Dente, Diamine!
Gli Zen proseguono con andate tutti affanculo, la voce è pari pari alla versione album, grandiosi. Becco i miei ex coinquilini di via Gramsci, quanto li ho amati <3 e tutto l'animato contorno di amici e amiche imperiesi: Riccia Capriccia, che stenta a riconoscermi, Svirgy, gaudentissima nel vedermi, cara creatura, Maury, adorabile, Zozzi e il mio secondo cane, Iggy <3
In mezzo a tutto questo fanno Figlio di puttana e io mi fiondo a pogare spensierata quella canzone che in via Gramsci risuonava tutte le sere.
La gioventù è varia e vestita e cazzo, perlopiù sconosciuta, allegrotta, insomma godibile, e mi posso permettere un commento sul look?
Non reputo alternativa la ragazza vestita ultrastrana e strategica che ballava punkeggiando e riscuotendo gli applausi del liquido seminale di Fra. Alternativo, cioè esule dalla cultura dominante, è un qualsiasi Karletto che si veste davvero a cacchio, in funzione del solo coprirsi.
Forse fanno anche Un egoista, ma me la perdo discorrendo con uno e con l'altra. Molliamo il bivacco, dunque, e ci mettiamo sotto il palco, faccio incontrare Karletto e il poeta e mi godo la scena ridacchiando.
Lì sotto fanno We just wanna live, 20 anni e vuoti a perdere (con Nadia, dice Fra :D), e poi Canzone di Natale, che esalta oltremodo il poeta. A me quella canzone mi intristisce fin nelle viscere.
Plinio, buon uomo, mi offre una birra (gli avevo chiesto un gin tonic, ma non andiamo a noiosare i baristi con le nostre pretese) e Alvaro mi riconosce. Io non ci riuscivo perchè gli avrei dato 15 anni in meno.
Il concerto finisce, chi si ricorda con quale canzone? Del resto, ne fanno un sacco che non conosco.
'Sti stronzi non dicono nè bè nè pè ed escono, fregandosene se noi li chiamiamo per minuti.
Poi però si rifanno quanto a stima da parte mia, perchè mentre continuo a svarionare da un compare ritrovato a un altro, Fra mi indica bassista e cantante, sbragati come 15enni qualsiasi che bevono alcool poggiando i piedi alla rinfusa, e mi chiede se, in virtù dei suoi privilegi di stagista, voglio scambiarci quattro parole.
Panico, lo ammetto, anche se mi scoccia che queste angosce li elevino, loro come chiunque altro, al rango di divi. E insomma Fra, Dio lo abbia in gloria, mi presenta a Ufo.
Arrivo tutta sgarzulla, gli dò una cameratesca manata sulla spalla e faccio: "We, ma com'è che Amico mio non l'avete fatta?"
E lì parte una conversazione della madonna, vitale come poche, in una di quelle serate in cui i rapporti intepersonali ti fanno mandare bagliori al buio.
Lui dice che non gliel'ha mai chiesta nessuna, quella canzone, e che lo dirà agli altri, gli fa specie la cosa. Gli chiedo del tour e lui parte in quarta narrandomi in lungo e in largo delle meraviglie e degli abbacchiamenti circa il viaggiare ininterrotamente per anni per locali, localini e scantinati del cazzo.
Del JuBamboo non sa ancora nulla, però.
"Senti,e mi dici cosa pensi di Dente?" chiedo, immaginando quasi che mi dica: "E chi cazzo sarebbe?", e invece mi scordo che hanno suonato pure insieme. Ufo lo definisce un "bravo bimbo", dice che il genere che fa non gli piace, gli ricorda Battisti e Battisti gli sta sul cazzo.
"Ultima cosa e poi non ti rompo più i coglioni, una mia amica di Salerno dice che Vasco Brondi è un montato del cazzo, ho letto un'intervista e l'ho pensato anch'io, tu cosa ne sai?"
Nel frattempo passa il bassista, tutto stonato, e io butto lì che osservandolo sul palco abbiamo notato questa straordinaria somiglianza con Sid Vicious.
"Eh, non sei la prima che me lo dici!"
Su Brondi fa un discorso che non finisce più, dice che è venuto alla ribalta giovanissimo, aprendo ai loro concerti e senza un gruppo alle spalle, solo lui, la sua è tutta una difesa, invece pare sia timidoe dolcissimo, devo dire che tutta la sviolinata mi pare sincera e convincente, forse avrebbe coninto anche Nadia, anche solo per un attimo :D
Parla a lungo di questa nuova cosa che caratterizza gli anni '00, la comunità che si è formata tra l'underground musicale italiano: prima ci si prendeva a malignate e cinquine, ora si è tutti amici.
Poi Antonella se lo rapisce nella sua, di conversazione e io torno a salutare Svirgy e Karletto e a riderci ancora un po'.
Esco ancora fradicia di euforia. "E' perchè hai un dono" dice Antonella "fai sentire il tuo interlocutore la persona più importante del mondo". "No, era solo ubriaco e strafatto, avrebbe parlato anche con un comodino" replica lapidario Fra.
Concludiamo con tazzate di the a casa di lei, in mezzo ad abissi di libri, mentre io incalzo con il mio gioco preferito, quello del "Cosa ne pensi di...?"
A lei toccano la Zanardo, la Lipperini e il francese con cui passo tutte le sere da mesi a questa parte.
COMMENTO PURO: Andate a vederli. Hanno talento, fantasia, potreste scassarvi e farci due parole, che, considerato il panorama musicale italiano e la deriva autoritaria in cui ci stiamo trascinando, non è scontato.
VIVA IL CIRCO ZEN!
Simona
Eccome se ha ragione la giornalista Antonella!
RispondiEliminaBrava collega, brava!
Non sono sorda io, "colpa" dell'acustica di un concerto che si ascolta per telefono :D
E che bella chiacchierata con Ufo(?), vai a più concerti e fai più resoconti!
N.