sabato 25 dicembre 2010

Quando avevo vent'anni avevo sonno

Carissimi lettori,
vi capita mai di eccitarvi per giorni al pensiero di un evento imminente e quando quel giorno arriva, le cose vanno talmente male che vi viene voglia di tornarvene a casa e che tutta l’emozione se ne vada al diavolo? E’ quello che è successo ieri con gli Zen Circus a Imperia, ma fortunatamente la serata e l'umore si sono salvati in extremis.
Manca una settimana a Natale, c’è da lavorare e di uscire un’ora prima manco a parlarne. Così esco dagli spogliatoi come una furia, acciuffo una metro, faccio cinque piani di scale a piedi e riscendo facendo il verso a Forrest Gump: è l’ultima metro. Arrivo in stazione sul filo del puntuale per essere stroncata da quaranta minuti di ritardo, che diventano cinquanta e poi sessanta nella stazione più fredda che la storia ricordi.
Per farvela breve (la vicenda sarebbe molto più triste e penosa), vengo prelevata ad Alassio e scaricata nella radiosa Imperia per l'esordio a La Talpa e l’Orologio, spazio autogestito sito dietro officine e distributori dimenticati dai popoli. All'alba della mezzanotte e mezza ero sicura di essermi persa il concerto, invece cominciano di lì a poco con Gente di merda.
Siamo in tre: io, poeta socialista da poco promosso a giornalista e un'amica sua pure giornalista: diciamo che non è la mia razza preferita, ma questi esemplari costituiscono un'eccezione.
La band è giovane, attraente e dotata di un sacco di estro e vitalità. Sul palco scatena un tripudio di chitarre distorte e salti di mezzo metro, una vera goduria. Il live è stato un perenne andirivieni di chiacchiere con amici ritrovati e poghi di amatissime canzoni.
Ho chiamato la mia collega per un ascolto in tempo reale, anche se lei stentava a capire qualcosa.
Becco i miei ex coinquilini di via Gramsci e tutto l'animato contorno di amici e amiche imperiesi: Riccia Capriccia, Svirgy, Mauri, Zozzi e il mio secondo cane Iggy.
Nel frattempo suonano Andate tutti affanculo, Figlio di puttana, We just wanna live, un egoista, Vuoti a perdere e canzone di Natale.
La gioventù è varia e vestita e cazzo, perlopiù sconosciuta e allegrotta e mi stimola una breve riflessione sul contesto degli alternativi: dal mio punto di vista, la ragazza vestita in modo insolito che balla frenetica e riscuote gli applausi del liquido seminale del poeta non ha nulla di alternativo, cioè esule dalla cultura dominante. L'amico Karletto che si veste davvero a cacchio, in funzione del solo coprirsi ha capito molto di più dell'etica anticonformista: non conta vestirsi in modo alternativo alla massa, conta essere vestiti. Tutto viene rimasticato dalla moda, purtroppo.
Plinio, vecchio amico e barista d'eccezione, mi offre una birra anche se gli avevo chiesto un gin tonic, mentre stento a riconoscere Alvaro perché gli do quindici anni di meno.
Il concerto finisce e chissà con quale canzone? Del resto ne fanno un sacco che non conosco e il gruppo non si scomoda a darci la buonanotte, fregandosene se li chiamiamo per minuti interi.
Mentre continuo a saltellare da un compare ritrovato a un altro, Fra mi indica bassista e cantante, sbragati come quindicenni qualsiasi che bevono alcool, e mi chiede se in virtù dei suoi privilegi di stagista, voglio scambiarci quattro parole. Arrivo da Ufo tutta gasata, gli mollo una cameratesca manata sulla spalla e faccio wè, com'è che Amico mio non l'avete fatta?
Parte una conversazione della madonna, vitale come poche, in una di quelle serate in cui i rapporti interpersonali ti fanno mandare bagliori al buio. Gli chiedo del tour, dell'opinione su Dente (ci ricorda Battisti e Battisti ci sta sul cazzo), su Brondi e del senso di solidarietà che è nato spontaneo nell'underground musicale italiano. 
Poi Antonella attacca a parlarci e io torno a salutare tutti.
Esco ancora fradicia di euforia. E' perché hai un dono, dice Antonella, fai sentire il tuo interlocutore la persona più importante del mondo.
No, era solo ubriaco e strafatto, avrebbe parlato anche con un comodino replica lapidario il poeta.
Andate a vederli: hanno talento e fantasia, vi scassate e ci fate due parole, che considerato il panorama musicale italiano e la deriva autoritaria in cui ci stiamo trascinando, non è scontato.
 
Con amore Zen,
S.

1 commento:

  1. Eccome se ha ragione la giornalista Antonella!
    Brava collega, brava!
    Non sono sorda io, "colpa" dell'acustica di un concerto che si ascolta per telefono :D
    E che bella chiacchierata con Ufo(?), vai a più concerti e fai più resoconti!

    N.

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