domenica 24 aprile 2011

Stasera dormo con gli anfibi

Ciao, lettori ipotetici!
Torno a scrivere dopo mesi di un baratro buio come il peccato che risponde al nome di tesi di laurea. Sembrava senza fine, invece rieccomi libera come l'aria, anche se tormentata da noie fisiche e psichiche.
Stasera volevo inaugurare il mio ritorno condividendo una piccola ma cruciale riflessione maturata dopo l'orrida serata del venerdì trascorso. Premetto che mi trovo nel bel mezzo di un cambiamento radicale che mi sta portando a rivalutare scelte che compio e persone di cui mi circondo.
Mi trovavo in un centro sociale di Torino in compagnia di due amici per una serata di concerti, dopo un pezzo in cui non avevo a che fare con più di due skinheads alla volta: l'effetto è stato devastante.
Se l'esordio in quella scena era stato di un luminoso divertimento e per l'anno e mezzo successivo è stato battesimo di esperienza speciali, personaggi memorabili, amicizie preziose e più di una relazione, com'è che all'improvviso mi è sembrato un circo grottesco?
Siccome ero talmente stanca da dovermi reggere ai pilastri, i miei accompagnatori spesso e volentieri si dileguavano e non conoscevo anima viva, ne ho approfittato per fare un po' di analisi sociale e se fossi stata più lucida avrei condito con qualche foto. E c'era di ché fotografare: ventenni urlanti a cui si slacciava "accidentalmente" la maglietta e sfoggiavano maliziose reggiseni a balconcino, frontman che saltavano come dannati recitando una sequela di troiate, creste e teste rasate che pensavano di dover dimostrare tutta la loro virulenza in violentissimi poghi o slinguate francamente rivoltanti.
E allora mi sono chiesta: cosa può dare questa gente a una ventiseienne neolaureata con miriadi di interessi e più di un'aspirazione? Cosa centro con questo e come non annoiarmi, del resto?
Ai tempi, conoscere da vicino quella che consideravo una controcultura mi era sembrata un'occasione di cui fare tesoro e mi ero tuffata con tutto il mio entusiasmo. Ora mi ritrovo a pensare che controcultura lo è forse stata mezzo secolo fa, quando questa gente era la classe operaia attaccata alla canna del gas, dentro e fuori la fabbrica sfoggiava lo stesso abbigliamento e di quei pochi interessi che riempivano le zucche vuote avevano fatto un marchio di fabbrica. Cinquant'anni dopo, questa selva di poche decine di migliaia ha preso il peggio di questa identità, le ideologie sessiste e classiste di cui andavano cianciando, e ha barattato la parte decente con un patetico poseurismo e un disperato tentativo di imitazione. Risultato: una massa di decerebrati. Potrebbe essere gente brillante, che peccato.
Purtroppo ho visto solo ragazzette sbronze e impasticcone vestirsi con ripetitività squallida, convinte che unirsi a un pogo maschile costituisca una dichiarazione esistenziale, e giovanotti trasudare orgoglio fallico e inneggiare a testi ridicoli, pronti a bollare come troie da bancone le coetanee che si concedono e a schiantarsi di legnate per questioni serissime: hai guardato la mia donna, ti suono! Quello ha la sciarpa del Varazze, massacriamolo! Argh, un nazi! Rompiamogli le ossa!
Basta presenziare a eventi dove deprimermi, tanto le band che più amavo hanno praticamente smesso di suonare, le altre non torneranno e quello che valeva la pena vedere è stato visto.
Aver maturato con tranquillità questa decisione mi rende orgogliosa ed equilibrata: una nuova Simona è pronta a fare sue inedite passioni.

S.

4 commenti:

  1. Quanta lucidità, mi piace!
    Brava Simona!

    N.

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  2. Simo is back! Free your mind!
    better studying Info!!!!

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  3. Grazie Nadia dal profondo del cuore :*
    Ma chi è il secondo estimatore dei miei post? E tutto questo entusiasmo che mi spettina i peli delle mie sinuose gambine?

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  4. Ma soprattutto perchè il inglese che io sono ignorante?

    N.

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