sabato 8 ottobre 2011

Pop kills your soul

Buon pomeriggio lettori,
torno con gaudio alle recensioni. Ma che dico recensioni: una carrellata, una vagonata, una sequenza inarrestabile! Prevedo non sarà facile scrivere questo post, in prima istanza perché ho tirato giù a mano i titoli degli album che ho ascoltato da quando sono emigrata al freddo e sono venute quattro pagine. In secondo luogo, la mia limitata capacità tecnica non assicura una riuscita soddisfacente dell'accoppiata recensione-copertina album. Staremo a vedere cosa ne viene fuori.
E' un periodo strano, lo noterete per la mole di cultura musicale che riesco a farmi in poche settimane, senza contare film e libri che verranno nei post successivi. Dice bene la mia collega che vado a Parigi nel weekend, ma la solitudine, da buon'amica che è sempre stata, mostra i primi ghigni dell'autismo e dell'emarginazione. Passare le giornate con persone alte sessanta centimetri in un paesino stretto tra il bosco e il torrente aiuta a cedere allo sconforto, ma è l'occasione buona per piantarla di sedurre cretini in anfibi e bretelle con le lusinghe delle calze a rete e il coraggio delle sbronze e allenarmi all'accento francese, scrivere, produrre, ascoltare, guardare, leggere e menarsela un casino! Partiamo con le recensioni che, come capirete, per ragioni di spazio si stringano in poche righe. Altrimenti vi veniva un ictus.

 
L'avevo visto a Bologna, avevo ascoltato l'esordio di Soul pirate e sono tornata puntuale per l'ultima uscita. Non è il mio favourite genere, la leva odierna decisamente non mi spettina, ma rimane orecchiabile e divertente ( e quando mangio grissini al burro sono più indulgente verso il mondo).
 
 
Dopo aver scoperto Rocksteady e aver sentito a naso che qualcosa nel reggae conta, mi sono buttata su un album che scorre limpido e indolore, lontano dall'essere memorabile ma godibile, da domenica di gioiosa tranquillità.
 
 
Molto punk e poco oi, compilation allegra e trascinante, cattiva ma solare. Anche i gruppi che promettevano e altrove mi avevano delusa rendono al meglio: Gonads, Business, Slaughter & The Dogs, più un piccolo gioiello dei Klasse. Ottima.
 
 
E' ben nota, io credo a questo punto, l'amore profondo della collega per il talento del giovane Brunori, quasi quanto l'odio atavico per Vasco Brondi. Io rimango più tiepida, anche se legatissima ad alcune canzoni del primo album. Questa è la seconda uscita, qualche canzone scartata e altre che spero diventino altrettanto preziose, la delicata e struggente dedica al padre su tutte.
Ci voleva Nadia per spiegarmi che il Maps non è un locale, ma una trasmissione alla radio. Quarantotto pezzi: una roba che non finiva più, però tutte versioni diverse dalle originali, gran bella cosa. Tra gente che mi ha delusa, altra rivalutata e nuove conoscenze, spicca Lo Stato Sociale e la loro stupenda creatura, Cromosomi, cantata a pioggia con un'allegra incoscienza che mi ha fatta innamorare. Una delle canzoni più belle che abbia sentito quest'anno.
 
L'avevo ascoltato anni fa senza rimanerne sedotta, però quando li citavo le ragazze di un certo tipo mi stimavano. Curioso come cambino le percezioni in pochi anni: oggi li trovo orecchiabili e mi ritrovo a canticchiare più di un motivetto, ma è chiara l'attitudine da piacioni e i pezzi californiani che fanno cantare le ventenni glitterate.

 
I Buzzcocks non mi hanno mai scrostato la vernice dai muri di casa, ma sono uno di quei gruppi di cui dico sarebbe ora di mettersi ad ascoltare qualcosa. Ne ho ricavato forse un paio di canzoni che salverei, il che è tutto dire. Attitudine al punk troppo pulita per i miei gusti.
 
 
Una di quelle band che mi dicevano e non mi dicevano, per schiarirmi le idee mi sono attaccata al tubo. Dopo le prima due ero pronta a chiudere tutto e andare a farmi un panino, non so quale forza mi abbia trattenuta (pigrizia, con ogni probabilità). Menomale perché le canzoni sono diventate una più bella dell'altra. Il classico punk settantasette, ruggente e divertente.
 
 
Dopo Moon hop, Forward march e un'altra manciata di canzoni, ho scoperto di nutrire un amore viscerale per quest'uomo. Così mi sono buttata su quest'album e sono rimasta un pelo scottata dalle sonorità tranquille: ho bisogno di ritmo, soprattutto in questa fase di svolta per i miei progetti. Però Fat man è un pezzo per palati fini: ehi ciccione, lascia stare la mia tipa! Adorabile.
 
Continuo domani perché mi esce il fumo dalle orecchie. Bonne soirée a tout le monde!

Spassionatamente,
S.

3 commenti:

  1. La tua cultura e la tua verve è sempre e comunque presente, alla faccia della solitudine brutta canaglia!
    Come le fai tu le recensioni... e comunque sei stata brava a rieuscire a prendere tutte le copertine :D
    Brava!

    P.S. il mio non è un odio atavico, più indifferenza, per dimostrare la mia maturità!

    N.

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  2. Mi travolgi di complimenti, cara, e non mi abituo mai :D Grazie di cuore per le belle parole, è anche grazie e per te che mi viene voglia di scrivere!
    Ahahaha glielo dirò quando lo andrò a vedere :P Credo capirà

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  3. Esageratona! :D
    E basta ringraziamenti, rendo il blog troppo sdolcinato e amorevole :P
    Chi non capirebbe un'affermazione del genere?

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