martedì 11 ottobre 2011

Old boots no panties

Ciao amici,
non potevo lasciar passare troppo tempo, la creatività in questi giorni mi fa tremare fin nelle scarpe. Tanti sono gli album, gli elogi e le stroncature..

 
Che accidenti ho scaricato? Un singolo, dal momento che fa suonare la stessa canzone in versione dub anzichenò? Reggae tranquillo e vagheggiante, una voce rilassante e gioiosa, un po' poco per decidere, ma mi riprometto di approfondire.
 
 
Strani ragazzi: riescono a farsi detestare per qualche ascolto su Youtube e attirarsi profonde simpatie con un album intero. Sarà pure che è il primo e io alla storia del primo album, migliore resa ci credo. Niente di facile e immediato in questi pezzi: musicalità curiose, vocine che salgono da ogni poro della cuffia, suoni ignoti su tutta la durata, compreso il raglio di un peluche che mi ha ricordato l'infanzia e mi ha stretto il cuore. Su tutte si eleva la meravigliosa After august september che mi martella da giorni.


Non è un'esperienza da niente ascoltarsi un album di questo depravato, ma beninteso, più facile di guardarsi un concerto. Non sono particolarmente patita per la musica che tirava fuori il caro GG, è il personaggio ad suscitarmi una sorta di affetto ogni volta che sento il nome fluttuare per l'aria o per l'etere. Un paio di sorprese con ritmi comprensibili e sonorità scanzonate e goliardiche le ho trovate, per il resto l'album si è rivelato un'accozzaglia di sbragi, risate sinistre e casino di chitarre, ma c'è a chi piace il genere. Ascoltate quello che vi pare, ma non perdetevi Jesus Christ Allin.
 
 
 
Compilation gentilmente fornita dalla solita cricca di The breakfast jumpers, rivisita in chiave indie-cantautorale alcuni dei più famosi pezzi degli immortali novanta. Ritrovo L'Orso con una deliziosa cover di Jovanotti, notevole anche l'esperimento di Jocelyn Pulsar con gli 883, ma la più riuscita è Scatman's world  dei 33 Ore, che trasformano una hit scatenata in una ballata efficace. Il risultato finale val bene un ascolto, soprattutto per il tunnel di nostalgia in cui sa infilarti a tradimento!
 
 
Il genere mi aveva stancata, avevo cancellato l'impossibile e mi ero dedicata ad altro. Poi mi ha preso il reggae e lo ska e sono tornata ad ascoltare streetpunk, stupendomi di come sia ancora capace di darmi la carica mentre passeggio per gli Champs Elysees o faccio la poussière. E' stato il primo album oi riascoltato dopo mesi, niente di epocale, ma capace di riportarmi alla vita.

 
Scoperti per caso grazie agli ultimi ritrovati di cantautorato nostrano, li avevo immediati amati. A risentirli a qualche settimana di distanza, non so: poco cantautori e molto gruppo misconosciuto che canta inglese, con melodie delicate, voci soffici e due pezzi da sbaraglio con chitarre ferocissime che non c'entrano nulla col resto. Uno strano gruppo, ma non mi dispiacciono. Andrò a sentirli per schiarirmi le vedute.
 
 
Mi mancava giusto l'ultima creatura dei Klasse ed è stato un'emozione gustarsela, pezzi fantastici attraversati da una splendida vena rock 'n' roll. In ognuno c'è un po' di storia del frontman, di quel periodo che per i ventenni è già storia e dal mio punto di vista la retorica non manca ma è vita vera, non cazzate da strada. Ho ascoltato anche una raccolta: Amotinado en el mundo, pezzi perlopiù vecchi e già sentiti che non hanno perso passione e mordente. Aneddoto divertente sul dibattito linguistico che scatenò il titolo, con quello che parlava spagnolo che giurava fosse portoghese e quello che il titolo l'aveva pensato che era convinto fosse spagnolo. Sacre bleu.
 

Storie di poeti maledetti dei giorni nostri. Il primo album delle Luci della Centrale Elettrica non mi aveva travolta di entusiasmo, ma aveva perlomeno molto incuriosito e la ballata struggente che lanciò il Brondi resta ancora oggi memorabile. Al secondo ascolto diciamo che codeste poesie dada inchiodate alla chitarra amara del giovane Werter cominciano a stancarmi. Pezzi noiosi, melodie piatte e monotone, qualche intuizione linguistica gradevole qui e là, ma in generale testi che odorano di già sentito.
 
 
Lo Stato Sociale è una delle band migliori ascoltate quest'anno e in poche ore ho spazzolato tre ep. Alcuni pezzi rimangono al di sotto delle mie aspettative, forse perché da gente che sforna pezzi come Cromosomi, Amore ai tempi dell'Ikea, Pop, La Febbre ti aspetti sempre il massimo. Grandiose le basi, sorprendenti i testi, più un paio di quei versi che ti stamperesti su maglietta da quanto ti fanno fica. Belli da morire.
 
Le puntate a venire non si faranno attendere, ormai mi sono troppo intrippata!
 
Cheers,
S.


2 commenti:

  1. Io ti aspetto con altre strepitose puntate, non farci stare sulle spine troppo!
    E poi è così bello vedere che parli di molti gruppi italiani!Alla faccia degli skin, dell'oi, del reggae!


    N.

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  2. Ahahah menomale, ho paura di essere monotematica alle volte!
    Je t'aime

    S.

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