domenica 20 novembre 2011

Melodie per teste rotte sugli scogli

Buonasera lettori,
latito, lo so. Se avessi costanza nelle cose che faccio e amo, non mi chiamerei col mio nome. Non sarà mai il blog di Beppe Grillo questo, però ho cambiato il nome della rassegna discografica, così, per dare un po' di pepe.
E a parte dividere mocciosi che si suonano di santa ragione, tornare a casa e affogare nel cibo, farmi più di venti ore di treno tra Reggio Emilia, Genova, Imperia e Parigi e farmi un taglio da nazista lesbica, non ho fatto altro che scaricare e ascoltare: downloadplaydownloadplay virusvirusvirus. Oh, bè.
Partiamo con gaudio e furore!



I Gerson li ho conosciuti per caso grazie al coinquilino Karletto che faceva suonare Tua madre è preoccupata a fantastilioni di decibel. Non me ne ero più occupata fino a quando ho trovato per caso il loro sito con tutti gli album in download gratuiti. Gran bella mossa in questi tempi di fallimento discografico, economicamente forse un pelino un suicidio, ma nessuno compra più un cd a scatola chiusa, a meno che non sia fan del gruppo o pieno di carte. Ho ascoltato anche il primo, Gerson, e credo di avere elementi a sufficienza per dichiarare pubblicamente che mi piacciono parecchio: punk energico, cazzaro e all'occorrenza cattivo, testi dove puoi andarti a cercare qualcosa della tua vita, una voce che è un colpo di fulmine lancinante. Altro che Punkreas.
 

Mi aspettavo la solita band indie italiana, magari talentuosa ma musicalmente prevedibilmente, invece Gabrielli e compari si inventano qualcosa di davvero insolito: una tracklist da polizieschi anni settanta! Non si è piazzata propriamente in cima alle mie preferenze, ma complimenti per l'idea e il coraggio. Mai monotone, mai banali, danno la scossa e ti fanno sentire ganzissima mentre risali dalla cave con compote et gateaux au chocolat. 
Sono tornata ad ascoltare punk: prepotentemente, arrogantemente, ossessivamente, in tutte le sue squisite declinazioni, in particolar modo quelle più ignoranti. Sono andata a riascoltarmi tutti i gruppi che mi ero fatta in una manciata di mesi e mi ha impressionata quello che era riuscito a passarmi per le orecchie in una manciata di mesi, sospinta da una passione bruciante. E dopo averli amati, visti, cancellati e dimenticati, torno a riscaricarli: un paio d'anni di assenza e il loro ricordo è stato già capace di commuovermi. Certi attacchi di batterie pestone mi hanno dato la stessa emozione della canzone anni novanta che non sentivo da dieci anni. Ho ascoltato davvero tanto, perciò farò una review generale sui gruppi che mi hanno più spettinata.
 


Gruppo che sospetto risorga dalle ceneri degli Antiruggine, ti danno molta pena quando decidi di scaricarli, ma ti sanno ripagare con ignoranza e cori massicci.

 

Mi sanno proprio di giovanissimi e li avevo conosciuti un paio d'anni fa, dunque quella spolverata di nostalgia rende tutto più appetibile. Bella verve e il solito orgoglio sardo che mi fa proprio tenerezza.

 
Che altro posso dire sugli Sham? Li amo, li amo, li amo. Sto ascoltando tutto quello che mi rimane da ascoltare, compresi lo split infame e la raccolta di scarti.


Per anni ho creduto che un inno nazi, peraltro fosse il loro, invece hanno saputo darmi vere soddisfazioni. Chitarre rudi, voci acuminate, le solite storie da quartiere inglese, sono tra i miei preferiti.
 


Di solito le voci così roche e cupe non mi piacciono, ma il fascino di questo gruppo deriva in gran parte da lì e dalle sonorità rozzissime che l'accompagnano. Una cover band che ho conosciuto per fidanzati, gran talento a reinterpretare.


Una di quelle band conosciute con Rapidshare quando non era ancora venduto all'account a pagamento per forza. Non so perché, ma c'è sempre stato qualcosa che mi ha ispirato simpatia istintiva in questi ragazzotti e le loro chitarre grezze come nessuna. Averli visti dal vivo come spalla della spalla della spalla dei Perkele e facevano pure schifo non ha intaccato quasi per nulla la passione.

 
Cinque concerti in un paio d'anni sono parecchi e mai che volessi andarli a vedere davvero, mi ci trovavo quasi sempre per caso. Il primo demo mi aveva entusiasmata, più di una vicissitudine personale con quei quattro mi avevano allontanata. Liberatami della vecchia pelle, ho deciso di ascoltarmi il primo disco. Più me ne innamoro musicalmente, più ne rimango scottata umanamente. Capita.
 

 
Grande album, grandissimo gruppo, solo per la copertina meritano la mia stima eterna. Il cantante ha una voce tale che lo vorresti vedere nudo (peccato sia passato a miglior vita), la batteria pesta durissimo, generi e sample vengono mescolati in maniera entusiasmante, prendendo le distanze dall'oi monotono. Ma prima correte ad ascoltarvi quella 1994 che sa buttarti giù dal letto a calci in culo.


C'è poco da aggiungere sui Cockney, sono sempre in grado di entusiasmarmi. Una di quelle band in cui la voce è davvero tutto, fascino magnetico e marchio di fabbrica. Una delle espressioni più sincere e genuine della Londra anni ottanta.
 
Non so dire perché non mi fossi dedicata prima a questo super classico, fatto piuttosto scandaloso, però è stato un altro colpo di fulmine di queste settimane: invece dei vocioni cavernosi e dei bassisti che torturano le quattro corde, rock 'n' roll dei più scaltri, testi interessanti, voce fin troppo di qualità per il DIY. Ne è valsa la pena.
 
 
Recensire un disco indie a questo punto è doveroso, anche perché se continuo di questo passo, la mia collega mi scomunica e mi rapa le scarne chiome mentre dormo. E allora parto e chiudo con Dente, il nostro diletto della scena. Non ve n'eravate accorti? Il titolo del blog era un buon indizio. Intervistato, Giuse ha dichiarato che il download gratuito è sbagliato, perché la gente non ha idea dei quattrini che i musicisti investono nella musica, però è stato buono e ha caricato tutti i pezzi sul tubo fin da subito. L'album è nuovo di pacca, uscito giusto il mese scorso, e attesissimo dai fans (impazienti di innamorarsi di nuovo) e dalla critica petulante (frementi di stroncare il lavoro dopo il successo).
Si sa, il primo amore è indelebile e al momento fatico a credere che Dente mi potrà piacere ancora come ha fatto due anni fa con L'amore non è bello. Al primo ascolto è un ottimo lavoro, con testi delicatamente introspettivi, voce che sa farci sospirare e col tempo mi entrerà del tutto nel cuore. Nadia, non è il caso di unirti per una recensione a due voci?

 
Chiudo con un piccolo gioiello dell'hip hop nostrano. Solitamente non mi cimento con simili sonorità: se togliamo i Peggioklasse e i Gente de Borgata, la mia cultura è praticamente nulla. Negli ultimi giorni, però, ho fatto una full immersion per amore fraterno, con il progetto di donargli una compilation come si deve, e ho scoperto che alcune cose non mi dispiacciono affatto. Bassi Maestro all'esordio con il full lenght sfodera una voce stupenda, arguzia, fantasia, testi cattivi e divertenti. Di tanto in tanto vacillo per certe dediche al gentil sesso, ma l'avevo messo in conto. Credo continuerò ad esplorare la giungla dell'underground con la torcia sul cappellino e un machete in mano.
Forse è più di un indizio, è l'inizio di un amore. Vi saprò dire.
Un bacio a Nadia, la musa ispiratrice di tutte le mie scrause recensioni.

Much love,
S.

1 commento:

  1. Lo sapevamo che questo blog non era nato per aducare le nuove generazioni ma essere così spudoratamente a favore del download veloce e gratuito potrà portare a qualche conseguenza, lo sai?
    Questo ritorno alle origini non mi entusiasma, ma gradisco lo sforzo nel recensire qualcosa di più gradevole alle mie orecchie.
    Penserò ad una grandiosa recensione per il cd di Dente, aspettati delle sorprese nei prossimi giorni mia cara.
    E che le tue orecchie possano sanguinare da tutta la roba che ascolti (non sembra ma è un bellissimo augurio!), senza aggiungere aggettivi e "generi".
    N.

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