domenica 13 aprile 2014

Cinema: le menate del mese

Cinefili da quattro soldi, radunatevi: queste sono le sciocchezze, le paranoie e le roboanti stronzate che si sono accidentalmente avvicendate sul mio streaming negli ultimi tempi. Una roba in stile Cinquecento film da evitare di Veltroni, con un pizzico di volgarità in più.

Anni felici
Classico film che dal trailer sembra interessante: mi faccio fregare sempre. Kim Rossi Stuart è artista d’avanguardia arrogante e fallito, Micaela Ramazzotti una moglie in ansia che farebbe meglio a investire le energie che riserva a inseguire il marito in una pedalata sui prati, i figlioletti arguti e ironici sono i soli personaggi per cui ho provato empatia. Il contorno è un’Italia anni settanta che mette una gran nostalgia, ma lo sviluppo della trama è uno di quei piagnistei senza soluzione che si trascina in maniera insopportabile.

La vita di Adele
Mega menata francese di pochi anni fa, segue pure con una certa eleganza stilistica un’adolescente alla scoperta dei gusti sessuali. E’ lodevole che si parli di lesbismo nella fase della pubertà ma, per Dio, non ci si riusciva con più leggerezza?

L’intrepido
Ci sono trailer che collezionano le meglio scene di un’ora e mezza di pellicola e di cui ti prendi un gran bene: chissà com’è interessante! Poi guardi il film e intuisci che era tutto trascurabile al di là di quel minuto e trenta. La precarietà e la disoccupazione sono temi mai così attuali e di facile empatia, ma la tristezza ed l’inconcludenza delle vicende del personaggio di Albanese non lasciano niente, oltre a una sconfinata amarezza.

Lilli e il vagabondo II
C’era davvero bisogno? Del resto, da una decina d’anni a questa parte si è scatenata una bagarre di sequel dei classici Disney vecchi almeno di vent’anni. Alcuni sono passabili e buffi, questo è titanicamente noioso e in tutto il cartone aleggia un buonismo caramellato di fondo che mi spinge a odiare ferocemente gli amici quadrupedi.

Lucia y el sexo
Mi sono detta: con un titolo così, potrebbe rivelare sorprese interessanti! (basta sempre molto poco per invogliarmi). Una storia che è peggio di una pertosse il quindici di agosto, melodrammi a manciate e un’indolenza generale per cui entrerei nel film a spallate a scuotere i personaggi per le spalle. Avevo voglia di chiudere tutto e andarmene a dormire, ma ho resistito per poter raccontare per benino la menata infinita che cela un titolo così bello.

Marta suitcase
Documentario sulla violenza di genere che mi trascino a vedere al cinema per la mia vivida coscienza (e pure perché è aggratis). In effetti qualcosa rimane, ma è necessario sorbirsi una pellicola di quasi due ore e un doppio passo spagnolo-tedesco, per conquistarselo. Morale: mi sono addormentata in sala, imperdonabile.

Mignon è partita
Ne sento parlare da un pezzo, ma la visione non giustifica i premi e la mitologia intorno al film: caruccio ma niente di epocale e poi la retorica sull’iniziazione all’età adulta ha stufato. Non sopporto le protagoniste femminili che con un solo sorriso o il modo in cui si sistemano un sandalo si conquistano l’adorazione incondizionata di qualche timido e scemo. Qualcosa da salvare: la Sandrelli sempre bella e dolce.

Ombre rosse
Western fine anni trenta studiato a menadito per un esame di cinema, lo guardo perché mi sembra ormai di essergli affezionata. Adoro l’atmosfera dei vecchi film e come mi fanno sentire, ma decisamente non mi toglie il sonno.

Ultimamente il ritmo invidiabile di film ingoiati uno dietro l’altro si è dimezzato, complici centoquaranta chilometri macinati ogni dì. Ma il cinema è una passione troppo viscerale per smettere di goderne e scriverne
A presto, guaglioni!
S.

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