domenica 6 aprile 2014

Dei periodi di merda e di come non affogarci dentro

Buongiorno pargoletti,
parliamo di momentacci. Come tutti, ho collezionato i miei: bullismo adolescenziale, fallimenti scolastici, esami non passati, delusioni amorose, lutti in famiglia, abbandoni e amicizie tradite, disoccupazione e routine avvilente da lavoro quotidiano, sgobbare da mesi e non vedere un quattrino (ogni riferimento è puramente casuale).
Quei periodi in cui proprio non ci siamo: chi mi sta intorno mi dà noia, chi mi vuole bene non capisce e io mi sento stanca, malata, pigra e nervosa. La città abbruttisce da morire, il tempo fa schifo, la gente in giro è ossigeno rubato a narici migliori. I giorni scorrono tutti uguali, tristi e difficili.
Negli anni ho messo a punto un certo numero di strategie e soluzioni per sopravvivere a questi momenti: probabilmente non saranno anche le vostre e forse ve ne farete assai, ma perché non tentare?

I brutti momenti fanno parte della vita.
Non può piovere per sempre, così come non posso liberarmene del tutto. Come vengono, vanno e come ripartono, torneranno a trovarmi. Bisogna saperli accettare.

I piaceri irrinunciabili.
Quelli che leniscono e rendono tutto appena più sopportabile in mezzo a una crisi: le passioni, le cose dannose e sbagliate a cui non so dire di no e mangiare, ovviamente. Non sto consigliando di riempire un bidone di porcherie e farci il bagno dentro, ma di regalarvi uno grande piaceri della vita davanti a una tavola imbandita o allungati sul divano, con lentezza e soddisfazione. Va da sé: non è il momento ideale per cominciare una dieta!

Se la musica è il cibo dell’anima, cosa aspetti a farla suonare?
Ognuno di noi ha un certo numero di generi e stili musicali in gradi di rilassare i nervi e allontanare i pensieri: basta scovarli. Per quanto mi riguarda, ritrovo il lume della ragione con il reggae, la bossanova, Mozart e Chopin e le chitarre molto, molto dolci.
Esorcizzate il malessere con il metallo pesante e l’hardcore veloce? Fate voi, purchè funzioni.

Ricaricare le batterie.
Mi prendo tre giorni solo per me da qualunque cosa stia facendo nella vita in quel periodo: telefono in ufficio con una molletta al naso, mando in vacanza scontrini e clienti o consiglio di parcheggiare momentaneamente i pargoli da un’altra bambinaia.
Stacco i telefoni, non rispondo al citofono e non leggo la posta (tanto sono ingiunzioni di pagamento e noioserie analoghe che mi deprimerebbero ancora di più), comunico ad amici e parenti che ho bisogno di ricaricare il cervello e cerco di lasciare fuori dalla porta quelli che non lo accettano (o erano al cesso mentre lo dicevo). Se non lo capiscono, che se ne vadano a spigolare in pianura (solitamente, chi ho a cuore è avvezzo alle mie bizzarrie e non si preoccupa troppo).  

Abbruttirsi.
Mi sparo dormite grandiose o, al contrario, passo notti insonni a bere caffè, straziarmi e rimuginare (ma in genere il sonno fa decisamente più miracoli all’umore). Guardare quanto può diventare sporco e desolante il mio appartamento se non alzo un dito è sempre una scoperta (in genere solo la mia stanza, ho verificato che è meglio non attirarsi le ire dei coinquilini lasciando la bruttezza interiore dilagare oltre la mia porta). Guardo un sacco di programmi spazzatura con la leggerezza di una quindicenne scema, passo giornate a letto con scorte di gelato e le peggio riviste e mi alzo solo per urinare. Cerco di abbruttirmi e toccare il fondo, così risalire sarà estremamente catartico.

Tornare alla vita.
Con un restyling profondo su me stessa e sulla situazione che ha preceduto la crisi:
1 Sfogo la parola sul foglio e libero paure, ossessioni e frustrazioni attraverso la penna. Poi brucio tutto.
2 Mi libero dall’eccesso. Nei momenti difficili ho bisogno di alleggerirmi, di portare dietro solo il necessario, perciò: faccio piazza pulita di oggetti e scartoffie inutili, ficco il naso negli armadi, tolgo ninnoli e cazzate dalle mensole, vendo e regalo tutto quello che non mi serve, ripulisco il computer da programmi e documenti inutili, rivedo tutta la musica archiviata e completo l’operazione con una selezione di contatti da social network e rubriche. Appena mi sento meglio e torno a respirare e muovermi in libertà, esco e vado a tagliarmi le chiome.
3 Colgo l’occasione di avere la mente arieggiata come la galleria del vento, anche se per poco, per riflettere sui rapporti umani che non funzionano, sugli aspetti della mia vita che mi rendono infelice e sui motivi delle mie crisi, le possibili soluzioni e le conseguenze. E’ davvero salutare la relazione che porto avanti con certe persone? Starei meglio se ci dessi un taglio? Cambiare lavoro potrebbe aiutarmi? E’ ora di partire per nuovi orizzonti? I progetti mi rimettono in moto.
4 Spalmo la pellaccia e i capelli di costose lozioni e mi faccio la manicure e le maschere per il viso e mi sdraio sul divano con le fette di cetriolo sugli occhi. Poi faccio suonare ska, punk e vecchia dance che ballavo in discoteca prima dei vent’anni e mi scateno in salotto (devo cominciare a lavorare sull’idea di ballare e sudare prima di lavarmi e profumarmi).
5 Prendo il cane e lo porto a fare lunghe passeggiate in collina o sulla spiaggia, macino chilometri, faccio addominali, step e deboli corsette, mi stiro fino ai crampi con lo stretching mentre ascolto i Prodigy e il Bolero.

Tornare in pista.
Dopo questa full immersion in cui non mi preoccupo delle relazioni col prossimo, ricomincio a fare cose e vedere gente. E cerco di vedere quella che sa farmi stare bene, con cui rido e mi diverto, mi sfogo e trovo conforto, che ascolto e si fa ascoltare. Vado al cinema, faccio aperitivi e pizzate, passo il tempo con la mia famiglia, guardo commedie e leggo libri divertenti, riguardo vecchie cose che ho scritto e il loro ricordo sa sempre farmi sorridere. L’alchimia ideale di risate e compagnia lavora come una forsennata sul mio buonumore ed equilibrio, ricominciare a godermi semplicemente le cose belle delle vita completa la rinascita.

Ignoranza a manciate
Vi prego: regalatevela. Quando ne ho piene le palle di stare a casa a coltivare me stessa e ho di nuovo voglia di uscire, andare ai concerti e fare tardi, sbronzarmi  e cadere di piatto sulla schiena, finire nuda e in fregola vomitando a casa di sconosciuti, capisco che sono tornata al centro della vita e la sto guidando a centosettanta orari col volume al massimo.

E non scordatevi un’altra cosa caruccia per cui vale la pena vivere: le stronzate che campo su questo blog. Baci domenicali, amici cari.
S.

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