martedì 22 luglio 2014

How to lose friends and alienate people: abecedario del telefilm

Adesso si chiamano serie, ce ne sono a milioni e hanno reso la gente maniacale e insopportabile. Io rimango fedele al cinema e mi concedo poco a questo fenomeno, che peraltro sono stata costretta a studiare per un corso con Freccero, e quei pochi li serbo con estrema cura. Seguirà breve excursus sui cult che ho seguito in maniera discontinua in età prepuberale.

 
Telefilm che seguo dal lontano 2006 e che mi ha sempre appassionata, cinque anni dopo decido di spararmi le sette stagioni: finora è rimasto il solo a vantare un simile primato. Adoro i personaggi surreali, i dialoghi brillanti e veloci, l'ironia pungente, i drammi e gli amori delle protagoniste, le sfuriate di Luke a Taylor. In famiglia mi attiro le antipatie di chiunque, costringendoli a riguardare  puntate che tutti abbiamo visto almeno ottocento volte.
 
 
Partiamo dal presupposto che sono capace di sciropparmi gialli in tutte le salse e mi trovate incollata a canali come Top Crime, ma Castle ha un carisma e una simpatia che lo eleva nell'Olimpo dei super favoriti. Le indagini sugli omicidi mi gettano puntualmente in un delirio di ipotesi e i due protagonisti sono irresistibilmente attratti e respinti una dall'altro, in un carosello di comicità e struggimenti. Da un personaggio femminile così audace, del resto, non potevo che rimanere folgorata. Sono alla quarta stagione, che affronto sempre con una scorta di ghiottonerie.
 
 
Seguo volentieri Law & Order in tutte le sue declinazioni, ma questo è un appuntamento a cui né io, né mia madre sappiamo rinunciare: tutte le sere mi chiama per la cena con la ghiotta tentazione Simona, c'è il ciccione! e ci accomodiamo in poltrona a divorare con gli occhi Palla di lardo, trent'anni dopo e trenta chili in meno (ma pur sempre deliziosamente sovrappeso). Della trama in sé, poi, capiamo poco: un complicato intrico a cui ci arrendiamo dopo il primo quarto d'ora, ci basta il modo in cui Bobby trivella il cervello agli indagati con la filosofia spicciola e i sorrisi disarmanti. Molto appetitoso vederlo ingrassare e invecchiare in dieci anni di stagioni.
 
 
In realtà ho guardato una sola puntata finora, ma mi ha detto parecchio bene: il napoletano mi ha sempre conturbata, la recitazione pare all'altezza e la storia risulta coinvolgente. Ci avevo già provato con Romanzo criminale, riprovo con un'altra cricca di delinquenti: staremo a vedere.
 
 
Caciaronata edulcorata per adolescenti, ma si dà il caso che sia tipa da caciaronate e sia pure rimasta un po' quattordicenne dentro. In realtà gli struggimenti di Marco e Eva mi ispirano incitamenti al diabete coatto, piuttosto mi divertono le vicende intorno alla locanda dei tre amici e delle loro mogli. E poi, mi affeziono ai personaggi come niente.
 
 
Sequel in quattro puntate del fenomeno inglese che è stato il film sul movimento skinhead, uscito in Italia cinque anni dopo. Ambientato a distanza di una decina d'anni, è stato facile appassionarsi alle vicende dei personaggi, maturati nello stile e nella testa, ma pur sempre ribelli e incasinati: matrimoni, infarti, stupri, ritorni, vendette armate di coltello.
 
BACK IN THE DAYS..
 
 
Prima dei piagnistei con Muccino e dei film con gli alieni, delle hit da classifica e della fama galattica, c'era un adolescente sfrontato e piantagrane che incasinava la famiglia dello zio, combinandone di ogni. Idolo di un'intera generazione.
 
 
Frequentavo le elementari quando il biondissimo e bellissimo Zack faceva innamorare la sottoscritta e tutte le sue compagne. Classico teen-movie condito di rivalità per la conquista della reginetta del liceo e insofferenza verso le autorità scolastiche.
 
 
Famiglia americana con genitori giovani e comprensivi e figli preda di crisi adolescenziali, nonché un protagonista ricciolino, carino da impazzire. Appuntamento irrinunciabile del mio pomeriggio e prima apparizione da attore per un delizioso e giovanissimo di Caprio.
 
 
Prima di Friends, Dawson's Creek, O.C, Buffy, Gossip girl e compagnia, Beverly Hills 90210 è stato il primo telefilm per adolescenti, diventato con gli anni un vero cult. Anche io e mia sorella impazzivamo per Luke, volevamo essere bionde e belle come Kelly, seguivamo le vicende sfortunate dei fratelli Walsh e collezionavamo le figurine. Stupri, droga, Aids, sesso, omosessualità, incendi, alcolismo, mafia, omicidi: in dieci anni non si è fatto mancare nulla.
 
 
Non chiedetemi perché una bambina intorno ai sei anni dovesse lasciarsi eccitare da un energumeno color caccola che si strappava la camicia a forza di esplosioni muscolari, ma tant'è che lo adoravo.
 
 
Dal momento che anche questa cricca di eroi proletari e bellocci mi lasciava conturbata, devo dedurre che il prototipo del macho mi aveva vinta come un'ochetta qualsiasi. Soprattutto, rimanevo affascinata dal talento di chiudersi in un capannone con due brugole, venti metri di cavo elettrico e uscirne con un fucile a pompa o una bomba carta bella che pronta.
 
Dopo questa overdose televisiva spolverata di nostalgia, torno a riposare la mia povera schiena dolorante. Poi vado alle terme, voglio uscirne completamente nuova e somigliare a Elvis.
Lombagicamente vostra,
S.


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