venerdì 11 luglio 2014

Dolci cose ferocemente lontane: dizionario della memoria 80-'90

Salve sbarbine,
mi sembrava carino scoperchiare con voi la mia scatola dei ricordi d'infanzia e condividere oggetti e abitudini di anni già così remoti.

Barbie, Poochie e Polly Pocket


Da brava bambina educata secondo tradizione, adoravo bambole e cazzate analoghe. Ogni Barbie nuova era una festa di acconciature, vestitini e storie malate da costruirci intorno. Il trip non mi è passato, peccato diventino sempre più anoressiche e abbiano le mutande disegnate.


Poochie era un cartone, un fumetto, un adorabile parto della fantasia di qualche cristiano. A casa era un semplice pupazzetto gommoso coi capelli rosa: non mi spiego perché mi rimanga così caro.

 
Anche Polly Pochet era un piccolo gioiello per storie torbide, un ecosistema perfetto che stava chiuso dentro una scatolina color pastello.
 
Brooklyn & Big Babol
 
 
Le Brooklyn ti facevano respirare l'atmosfera della grande mela con questo nome così esotico e masticate a grandi e volgarissime boccate, roba da far arricciare i capelli ai genitori. Indimenticabile il gusto alla cannella che ti faceva frizzare tutta l'arcata dentale.
 
 
Le Big Babol erano pezzi di cemento colorati che producevano bolle delle dimensioni di un aerostato, un'intramontabile simbolo di ribellione adolescenziale: i piedi appoggiati al banco o al sedile dell'autobus e le bolle scoppiate in faccia agli adulti.
 
Bigliettini per dichiararsi
 
Dai sei ai quindici anni penso di aver corteggiato metà della popolazione finalese su carta. Ognuno ci metteva del suo nel dichiararsi: c'erano quelli che andavano subito al sodo e ti invitano a barrare una crocetta per dare il via a un fidanzamento e quelli che si facevano scudo coi referenti, che si preoccupavano di riferirti che piacevi a Gian Ubaldo. E poi c'eravamo io e un altro paio di intrepidi che si esponevano possibilità di ritorno in grandiose figure di merda e si spendevano in struggenti ersi inventati o copiati per l'occasione. Non ho mai ricavato un solo istante di felicità: i cafoni in questione mi umiliavano davanti a venti coetanei e io cominciavo a coltivare giardini di odio sterminato.
 
 
Bolle di sapone
Con cinquecento lire ti portavi a casa il doppio dello spasso: i soffioni di acqua e sapone e il giochino spaccameningi della pallina nel labirinto sistemata sul tappo della boccetta. Poi il liquido finiva e correvi a prepararlo con l'ausilio del dispenser del bagno, ma il fai da te non pagava e le bolle a malapena raggiungevano l'aria prima di scoppiare. Piccoli chimici crescono.
 
  
 
Cabine telefoniche
Sono dell'idea che i cellulari ci abbiano semplificato la vita, ma si stava anche bene senza: non incontravi per strada primati a bocca semiaperta intenti a sditalinare uno schermo, citofonavi a casa dell'amica invece di telefonare, genitori e familiari non potevano assillarti via etere e non esisteva il panico generato da un telefono spento. E poi c'erano le cabine telefoniche, ideali per:
-bersagliare di scherzoni l'amico, il nemico e la cotta del periodo
-avvertire a casa se tardavi e chiudere lì il discorso senza rischiare di venire richiamata
-trovare riparo durante la pioggia
-litigare furiosamente con gente impaziente in attesa o particolarmente prolissa, nonché origliare le loro conversazioni
-Collezionare schede telefoniche
-Passare i pomeriggi nei centri Sip attaccati ai telefoni, e sembra strano pensare come non ci annoiassimo
 
Cacca finta
Se sia tipicamente anni ottanta e novanta non so, ma ricordo che intorno ai miei dieci anni mia cugina ne aveva una, e insieme a mia sorella ci divertivamo a generare panico e minacce in genitori e parenti che ci immaginavano defecare per casa al solo scopo di farli incazzare.
 
 
Cartoni animati                                  
Ah, i cartoni.. L'unica forma d'arte che esista in America, dice Bart Simpson.. Prima dell'ondata dei moderni cartoni targati nuovo millennio distribuiti su canali dedicati, ce n'erano una ciurma di indimenticati con cui sono cresciuta.
 
 
Lady Oscar: a trama era piuttosto intricata e sono rimasta col dubbio: era lesbica, ermafrodita o semplicemente vestita da uomo?
 

Jem & le Holograms: rock 'n' roll! Adoravo i suoi personaggi patinati e bellissimi.
 

Mila & Shiro: con loro mi saliva una scimmia di pallavolo che non si può spiegare e la frustrazione era grande quando scoprivo di non saper deformare la palla, né salire in aggancio cielo.
 
 
Kiss me Licia: adolescenti con capelli simili non torneranno più: Mirko sembrava reduce da un incidente in un negozio di vernici.
 
  
Piccoli problemi di cuore: una sorta di uomini e donne in versione adolescenziale. Quanto ci struggevamo!
 
 
Ti voglio bene Denver: ti veniva voglia di adottarlo, tanto era tenero e buffo.
 
 
Siamo quelli di Beverly Hills: un mazzo di simpatici cazzari pieni di grano. Era tutto proiettato oltreoceano, ai tempi.
 
Cristina D'Avena
E a colonna sonora di questo magico mondo c'era lei, la regina delle sigle, che era alta un metro e trenta e pesava venti chili bagnati. Con quella faccia da fata buona, da maestra preferita delle elementari e la sua voce indelebile a martellare i nostri pomeriggi era difficile non volerle bene.
 
  
E' stato un lavoraccio, ma anche un rigenerante tuffo in anni di cui ho nostalgia. Magari mi verrà in mente altro e questa diventerà una rubrica, chissà.
Voi nel frattempo statemi bene, e fatevi un bagno nella protezione filtro cinquanta.
S.

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