sabato 15 novembre 2014

Breviario di filosofia a uso personale

Salve amici,
mentre Finale esonda e frana sotto i colpi della pioggia violenta e incessante, riflettevo sulla fase di transizione piuttosto profonda in mezzo alla quale mi trovo.
Pensavo che alcune cose che mi riguardano non sarebbero cambiare mai, invece eccomi trentenne tra pochi mesi a liberarmi, vivaddio, della giovinezza con tutte le sue sciocchezze e schiavitù. Ho sempre pensato che la maturità sarebbe arrivata con una certa dose di esperienza e consapevolezza, non quando me lo avrebbe detto l'anagrafica, e avevo ragione a crederlo.
A venticinque anni ero un'adolescente ingenua e libertina, piena di ardore e incoscienza, tuttavia la gente da me si aspettava atteggiamenti e responsabilità tipiche di una giovane donna di quell'età, a dispetto di un percorso diverso da quello di molte coetanee. La maturità è un progetto personale che segue i suoi tempi e nessuno può aspettarci al varco cronometro alla mano, così come sta a ognuna di noi decidere come invecchiare: cercano di convincerci che a trent'anni è necessario porsi la questione, come se da un giorno all'altro si fosse giovani e poi da buttare via. E l'età delle soddisfazioni, della consapevolezza di sé, della sicurezza guadagnata faticosamente negli anni più duri? Pura invenzione.
Riprendiamoci la nostra vita e diamole il significato che crediamo più vero, dico io!

 Questa evoluzione personale sta interessando anche le passioni e gli interessi. Mi piacciono ancora tante delle cose che ho passato anni a conoscere e ascoltare, ma comincio pure a stufarmi e guardare altrove, verso musica con vibrazioni e significati più vicini a quello che sono adesso, perché tanta di quella roba che una volta mi faceva sentire bene e in cui cercavo risposte non mi dice più molto.
Non oscillo più tra mille definizioni ideali della mia persona, non mi interessa il gusto della provocazione, i testi più cattivi e il volume più alto per richiamare l'attenzione. Ho più fiducia in quello che sono diventata dopo anni di peripezie e dipendo meno dai sentimenti e dall'approvazione incondizionata degli amici, dei colleghi, dei grandi amori.
Lo ska è ancora la cosa più efficace per farmi muovere il culo e pogare rimane la terapia ideale per buttare fuori le emozioni, ma non tiro più testate al muro se non riesco ad andare a un concerto, l'equilibrio che ho conquistato si nutre anche di altre cose.
Anche l'indie italiano era una bellissima cosa che ha avuto il merito di guarirmi dall'idolatria per i mostri sacri, ma la sua claque diventa cieca, sorda e scema, quando si tratta di seguirli. Non avevo mai avuto a che fare con fans tanto antipatici e immaturi, ma forse il fatto che la metà di loro sfiora a malapena i vent'anni chiarisce perché trovarsi fianco a fianco a un concerto non sia divertente. Una scena indipendente italiana così affollata e vitale è una specie di miracolo, ma se la gente che riunisce è quest'orda di hipster borghesi, poco attenti alla musica e molto all'inconsistente contorno fatto di divismo e manierismo, non so che farmene.

 Mi era rimasto un solo eroe per cui ero disposta a tornare un po' cieca e irragionevole, il cantante dei Diaframma. I suoi modi glaciali e arroganti dopo un concerto che aspettavo da due anni hanno fatto macerie del mondo di testi sensibili e persona straordinaria che mi ero costruita. Non è più tempo per gli eroi: forse è stato un po' doloroso, ma mi aiuta a conservare un equilibrio.
Ci sono ancora donne fantastiche che ammiro per il modo personale di interpretare musica in una scena che con le donne non è tenera (ma quando mai lo è stata?): Maria Antonietta, Cristina Donà, le musiciste dell'Officina della Camomilla. Non ho smesso di apprezzare Brunori Sas, Dente, Lo Stato Sociale e tutti quelli che a questa musica mi hanno fatta avvicinare, ma credo di aver calibrato una distanza di sicurezza più ragionevole da cui ascoltarli, vederli e seguirli.
Soprattutto, ho voglia di cose nuove, band misconosciute da sentire in un locale fumoso bevendo un bicchiere di bianco, musicisti virtuosi a teatro, hip hop contest al palazzetto dello sport, bluesmen al bar dietro la stazione. La musica è cambiata, in tutti  sensi.
Ho voglia di voltare pagina a tutte le latitudini e, come prima di partire per la Francia, serviva di pulizia nella mia vita. Sento di essere quasi pronta a ridefinirmi rispetto all'orizzonte che si è schiuso e che mi aspetta. La rabbia se ne andrà pure da qualche parte, nel frattempo.

Con affetto,
S.

Nessun commento:

Posta un commento