domenica 15 febbraio 2015

Divano: rimedi per ulcere in bocca, piaghe nelle gambe, rogna, magrezza, stitichezza e malinconia

Buona domenica cari,
torno con la recensione di un album, cosa di cui mi occupo poco e con una certa fatica, trovo che il talento in materia appartenga all'altra appassionata scrittrice di questo spazio che si concede con parsimonia.
Tutti i modi, da estimatrice di pezzi quali Mi manchi, Garella e La dinamo della bicicletta, provo a cimentarmi con il nuovo materiale di Jocelyn Pulsar, che da qualche tempo si è ribattezzato Divano e ha lanciato il nuovo disco, con un titolo che potrebbe tranquillamente passare per uno di quelli non-sense e a caccia di sensazionalismo di Stimolividi.
Mi pare di registrare una certa crescita di testi e tematiche rispetto agli album precedenti, del resto sono sempre più attenta a questi aspetti che gli arrangiamenti e allo stile musicale. Sopravvivono i racconti leggermente malinconici di storie d'amore, angoli della città, ricordi di giovinezza, ma si rivela anche un approccio meno nostalgico e più pratico. Le relazioni non sono più faccende complicate di ricordi e disperazione, ma conflitti risolti con indulgenza e piccoli piaceri quotidiani della vita da adulto.
Mi colpiscono su tutte il pezzo d'apertura, che sulle prime mi sembra dedicato a un personaggio molto caro nel mio quaderno dei modello di riferimento, Giacomino Leopardi, e invece è per la sorella, di cui non so nulla e che scopro così; e poi il pezzo è bello se lo canta mia nonna, ironico punto di vista sulla scena indipendente, il suo mercato e il suo pubblico.
Otto canzoni scanzonate e melodiche come gli accordi di chitarra, spensierate come la voce svagata e riconoscibilissima di Francesco Pizzinelli, sempre sporcata da una punta di accento romagnolo, insolite per quello che scelgono di raccontare, dissacranti e pungenti come una pizzicotto sulle scapole mentre ti alzi dal Divano per andare a prendere l'ultima forchettata di tortelli al ragù.
Un interprete genuino e sinceramente indipendente di una scena che sta sempre più assomigliando a un circo di esibizionisti.
Ascoltatevelo!

E immagino che ora dovrei scrivere la solita canzone in cui vengo mollato
Con l'aneddoto comico per farvi ridere e allo stesso tempo pensare
Ma questa volta vi frego tutti e scrivo una canzone felice,
una canzone per dimenticare

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