sabato 13 giugno 2015

Elogio e compianto dei parigini

Torno da un weekend lungo a Parigi, la città che tre anni fa mi accolse distrutta, mi adottò per dieci mesi e mi rispedì a casa cresciuta e risorta come l'araba fenicia. E' stato bello e commovente, ma ho capito che vivere all'estero per il momento non mi manca per niente: non ho più l'anima zingara e ho cominciato a costruire certezze, senza andare più in cerca dell'orizzonte sconosciuto.
In ogni caso, siccome la città e la sua gente penso ormai di conoscerla ed è da un pezzo che penso a un post sull'argomento, colgo l'occasione per aggiungerci le ultime impressioni.

Cose da fare e vedere

Tour Eiffel
Per quanto ci abbiano ricamato sopra fino alla nausea, non potete perdervela. Lasciate perdere l'ascensore, tenetevelo per il ritorno che è gratis: con cinque euro vi sparate più di mille scalini, tutta salute! La menata è che vi perdete l'ultimo piano. C'è un vento  dannato in qualsiasi stagione, perciò copritevi!

Cimitero di Montparnasse
Non sono mai andata a quello più celebre di Père-Lachaise, dove si trova Jim Morrison per capirci, ma ero impaziente di vedere le tombe di Jean Seberg, Charles Baudelaire, Simone De Beauvoir e Paul Sartre, Jean Paul Belmondo e tanti altri. Verdissimo e tranquillo, vi farà trovare la pace dopo la ressa delle attrazioni in centro.


St. Michel Notre Dame
Zona ricca di negozi e locali dove passeggiavo ogni sabato, vi consiglio una visitina alle librerie Gilbert Jeune e al negozio di dischi Gilbert & Joseph, dove trovare usato a prezzi stracciati. C'è anche il noto quartiere latino con cucine esotiche di ogni genere, breakdancer e ballerini di capoeira che si esibiscono in strada. Potete rilassarvi ai bellissimo giardini di Lussemburgo.

Montmartre
1.80 euro per la funicolare che vi risparmia si e no trecento metri.. Suvvia, amiche care, non facciamo le chiappone. Le scale sono affollate di runner che si sparano certe salite da far sembrare la vostra impresa una cretinata. La chiesa del Sacro Cuore è degna di nota e ho avuto modo di notare come si pretenda il rispetto richiesto a un luogo di culto, ma dall'altra parte si venda un cero a dieci euro, lucrando come maledetti. Il quartiere domina tutta Parigi ed è vivace di artisti di ogni genere.

Le mur de je t'aime
Grande classico di una vacanza romantica, troverete intere bande di innamorati intenti a farsi fotografare e cercare ti amo nella propria lingua, per poi mollarsi sei mesi dopo. Evitate se siete single sconsolati o afflitti da diabete.  


Belleville
Quartiere vivo e decisamente poco turistico, dove si respira una Parigi meno artefatta. Trovate ottimi affari e cineserie a valangate.

Senna sul battello
La formula è piuttosto comoda: quindici euro per un pass da utilizzare tutto il giorno. Solcare queste acque in battello è un'esperienza gradevolissima che vi fa passare in rassegna le cose più interessanti del centro parigino. Oppure si può decidere di prendere il sole o passeggiare sul lungofiume insieme ai parigini della domenica.

Pigalle
Un po' un richiamo per segaioli: una montagna di sexy shop e il solito Mouline Rouge, da cui vi guarderete bene di entrare se non avete rapinato una banca. C'è un museo dell'erotismo che potrebbe rivelarsi piuttosto sfizioso.

Rue Mouffetard
Via molto suggestiva e interessante, con locali particolarissimi e negozi perlomeno improbabili. Offre una varietà di ristoranti da tutto il mondo a prezzi abbordabili.




Parigini, istruzioni per l'uso
I parigini si lavano e si profumano in bagni lussuosi e vanno al cesso in stanzini un metro per un metro senza finestre. Non è vero che non si lavano, come spesso si dice, è vero però che una vita senza bidet è penosa e difficile. Fanno con le baguette tutte le cose disgustose di cui si racconta: infilarle sotto le ascelle, strofinarle sulle auto parcheggiate, posarle sul polveroso tavolo del garage. Le ragazze parigine non mangiano e, se lo fanno, non si capisce dove mettano quelle calorie: hanno certe coscine larghe quanto i miei polsi. Devo dedurre che passino la vita a vestirsi, truccarsi e pettinarsi, dal momento che sembrano uscite da un atelier di Yves Saint Laurent a qualsiasi ora del giorno e della notte. Madre Natura ha regalato loro nasini all'insù, occhi luminosi e labbra i cui baci vi manderebbero al manicomio, se mai vi spingessero a tanto. Sono perfettamente, drammaticamente uguali una all'altra e a malapena distingui le bianche dalle nere. Mi chiedo quale posto occupi l'intelligenza e la cultura nelle loro vite e arrivo a concludere, forse con un barlume di pregiudizio, che siano vuote come il deserto dei tartari. I ragazzi sono spaventosamente affascinanti e miracolosamente tutti diversi: il modello mancato, il graffittaro, lo skater, il fashion victim, l'uomo in carriera, il nigga rasta, il barbuto e il quattrocchi. Camminare per strada è una tempesta di pulsioni animali peggio di una scarica elettrica per entrambi i sessi. Non devo dirvi io quanto sono ridicoli e adorabili quando con una spontaneità disarmante parlano con tutti quei versi e quelle facce curiose: penso che saperli imitare, se progettate di trasferirvi da quelle parti, sia obbligatorio per una buona integrazione.

                               

Le donne parigine sfornano un numero impressionante di figli, complice l'assistenza sociale, e sembrano conciliare dodicimila ore di lavoro con quattro figli urlanti sfoderando sorrisi incantevoli e calma olimpionica. In realtà, sospetto sia la maschera di chi vuole dimostrare di avere pieno controllo e soddisfazione della propria vita, anche se è un tantino infernale. Ci tengono a mostrarsi sempre gentili, serene e in forma alle altre famiglie: è triste che donne liberate tornino a essere schiave fino a questo punto. 
Ricordo le mamme che aspettavano i figli uscire da scuola: mega tirate e alla moda, terrorizzate dall'idea di lasciarsi andare (anche noi ne sappiamo qualcosa). Del resto, ricordo pure le figlie: a sei anni vestivano già come adolescenti e guai a non sculettare con qualche capo firmato. Credo che il problema esuli dalla nazionalità ma interessi le generazioni: quella dei quarantenni è decisa a prendere le distanze dall'educazione ricevuta ma incapace di offrire valide alternative, motivo per cui i figli crescono viziati e spacconi, pretendendo Vans, I-Phone e migliaia di euro spesi in puttanate. 


Non posso negare l'eleganza innata di questo popolo: nel vestire, nel parlare, nell'approccio con il prossimo. Uno spintone sulla metro o un guasto del treno genera più facilmente un uh, la che un impropero. Figlia di una nazione molto meno raffinata, ho cercato in tutti i modi di assorbire la loro classe. E' la comunità nera a occuparsi di pasticciare questa serietà con il rumore e l'allegria che li segue ovunque, contribuendo a dare l'idea di un paese dove l'integrazione ha ormai quarant'anni e va portata a esempio in paesi come il nostro, che ci sorprendiamo di trovarli "civilizzati" lavorare in negozi e uffici. A essere sinceri, la convivenza dà più problemi di quanto non sembri, figuriamoci dopo gli episodi recenti di terrorismo (ricordo un haitiana emigrata lei stessa in Francia auspicare soluzioni violentissime per cacciare i musulmani dal paese). La reazione paranoica all'insicurezza nazionale è quella di piazzare militari, poliziotti e gendarmi in strade, metro e stazioni, armati fino ai denti. Suppongo che di lì a sparare come negli Stati Uniti, del resto Maroni se lo augura per l'Italia, non manchi molto.  




Shopping e cucina
A Parigi negozi e locali hanno una grande cura per i dettagli e gli arredi, utilizzano colori e fantasie con una creatività che mi ha sempre deliziata. Intimo e abbigliamento sono immersi in una bagnacauda di colori che manco il paradiso terrestre, per un'italiano è difficile non notare che mutande e reggiseni sembrano costumi delle isole Hawaii. C'è una passione oltremisura per il fumetto, di cui trovate nutrite sezioni in tutte le librerie e addirittura piani interi in quelle più grandi. Tin Tin è quello più celebrato, a cui dedicano ogni sorta di trovata commerciale.


I parigini adorano i volatili, preferibilmente cacciati o ingrassati a morte e fatti scivolare nei piatti, e anche lumache di mare e di terra, di cui apprezzano il tipico viscidume.
Le panetterie non hanno granchè di salato da offrire, ma si rifanno con pasticcerie fornite di dolci che normalmente popolano solo i nostri sogni. Per una neo-vegana afflitta da colite la cucina francese è poco di conforto: il burro viene impegnato ovunque possa sostituire l'olio d'oliva, la gelatina fa capolino nelle vetrine delle macellerie sopra ogni genere di sformato, la pasta nuota in una valle di parmigiano e, quando si tratta di festeggiare, le torte sono di una pacchianeria unica. 
I formaggi godono di una stima immensa oltre confine e non a torto, anche se per chi non li apprezza non c'è scampo, te lo ritrovi anche nella zuppa alle cipolle. Si consumano alla fine del pasto, come dessert. Non esiste la cultura del panino casalingo: si comprano al bar o in panetteria e si chiamano sandwich, imburrati pure quelli, mentre a casa si consumano salumi e formaggi con tocchetti di baguettes. Quando la famiglia che mi ospitava ha scoperto che mi facevo fuori mezza baguette farcita di Camembert o formaggio di capra ogni mattina, ho destato scalpore. In compenso, hanno l'abitudine di "tartinare" qualsiasi cosa, dal salato al dolce. Non è meglio imbottirsi uno sfilatino?


Anche il vino ha ragione di essere apprezzato, peccato che all'epoca me ne fregassi di attingere alla cantina del padrone di casa, che ci rimaneva malissimo. Tre anni fa, quando in Italia l'esplosione era ancora di là da venire, il biologico era già in tutti i supermercati e mi ha aperto le porte di un mondo meraviglioso. Le crepes, insieme alla Fnac, sono una delle specialità che non potete farvi sfuggire e Parigi ne è invasa. Non ho capito quale segreto nascondano, ma rispetto alle nostre hanno un je ne sais pas quoi. Se il pallino per la pizza è rimpiazzato dalle crepes, la pizzeria cede il passo alla creperia, dove ci si ferma a far cena o a finire la serata in dolcezza. La pizza vanta furiosi e improbabili assortimenti, ma non è male. I bistrot sono un'esperienza profondamente parigina dove sorseggiare ottime birre e Chardonnay, succhi alla mela o all'uva con le sedie rivolte verso la strada, tracannando e commentando chi passa. Questi locali sono continuamente aperti e coprono tutti i pasti della giornata, ma propongono praticamente gli stessi piatti. Attenzione: la cultura dell'aperitivo è tutta italiana, come ben saprete, perciò non aspettatevi più di una miseria scodella di salatini anche se consumate dodici mojiti. Esula dalla mia etica consigliarvi certi piatti, nonostante ciò vi buttò lì alcune specialità francesi che vale la pena assaggiare: il croque monsieur, toast di formaggio fuso, raclette e fonduta se amate i formaggi, la quiche lorraine, tortino salato per eccellenza, le insalate, le zuppe e le viennoiseries, dolci a base di pasta sfoglia.

A très bientôt, mes chers amis
S.

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