mercoledì 25 maggio 2016

It's the end of an era: serie che mi hanno spezzato il cuore

Ebbene cari amici,
sono in lutto. Da quando ho cominciato ad appassionarmi seriamente a un telefilm ai tempi di Gilmore girls e a farne una silenziosa e tumultuosa religione, mi si spezza il cuore ogni qual volta l'ultima stagione volge al termine. Alla sigla finale dell'ultima puntata, andrei a deporre un fiore su una tomba immaginaria nel cimitero dei personaggi a cui mi sono affezionata come a degli amici. Mi fanno sempre questo effetto.
Fortunatamente, il cinema mi impegna abbastanza da non lasciarmi tempo per dedicarmi a chissà quante di loro, ma le ultime settimane sono state fatali: le mie preferite sono finite a distanza di pochi giorni. E' mai possibile legarsi a tal punto a persone che non esistono e non conosciamo, mi chiedo? E' la grande suggestione di una visione che dura settimane, mesi, anni e crea dipendenza o la mia sensibilità mi impedisce di vivere secondo canoni umani? Mentre ci penso, vi suggerisco le due meravigliose serie che mi hanno abbandonata col cuore in trepidazione.


Ribattezzata Kebab for breakfast nella versione italiana, sembra abbia scopiazzato da I Cesaroni: Doris e Metin si innamorano e decidono di andare a vivere insieme con la rispettiva prole, che principia a odiarsi e finisce con l'innamorarsi. Detto questo, le somiglianza finiscono qui: I Cesaroni è caruccetto, simpatico, mi ha fatto anche ridere, ma i tedeschi sono un altro pianeta e di questo sono persuasa da quando ho imparato a dire Oh mein Gott! Dal momento che l'integrazione dei migranti turchi fa parte della Germania da diversi anni, con tutte le contraddizioni e le difficoltà che ne conseguono, farne la tematica fondante di una serie è un'idea che funziona a meraviglia: gli Öztürk e gli Schneider non potrebbero essere più diversi e le differenze culturali, relazionali, religiose sono fonte di grandi risate. Ridendo si imparano aspetti di un paese e della sua gente di cui poco conosciamo (i tedeschi, figuriamoci noi) e a emanciparsi dai pregiudizi. Vi immaginate una serie campione di ascolti sulle vicende di una famiglia di italiani e albanesi, o magrebini? Vi immaginate quanto ci farebbe bene?


La storia d'amore tra i primogeniti adolescenti è così divertente coi suoi improbabili paradossi da lasciare poco spazio alla melensaggine, ma del resto non è difficile per una spettatrice media calarsi nei sentimenti di Lena per Cem, considerato il pezzo di ragazzo. Vi consiglio di tornare a guardarvelo cresciuto piuttosto bene in Fuck you prof, commedia tedesca che fa sdraiare e in cui impersona un professore del liceo armato di fucile a pallettoni. La fanatica sorella del protagonista indossa il velo anche in casa, osserva il ramadam, cita Allah ogni venti parole e condanna la condotta sessuale tedesca, mentre la mamma di Lena è l'antitesi della casalinga modello e a malapena si ricorda di cucinare, non parliamo di fare la lavatrice o depilarsi le gambe (ci vorrà ancora del tempo perchè da noi si faccia ironia su questi tabù). E poi ci sono nonni nazisti, zie in minigonna, amici balbuzienti, padri naturali che celebrano riti sciamanici, pretendenti suicidi.. Insomma, sarà pure una serie adolescenziale, ma nessun adulto il cui cuore batte al posto giusto rimarrà indifferente. Per me è andata così. E non dipende dalla mia età mentale. Forse.
 
  
Castle mi ha accompagnata negli ultimi due anni, è stata una serie lunghissima e bellissima. Sono appassionata di telefilm gialli e se oltre al delitto c'è anche da ridere, è davvero il massimo: lui mi fa sganasciare. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, Richard Castle è un celeberrimo scrittore di gialli che comincia a dare una mano alla polizia di New York nei casi di omicidio. In due-due-quattro non potranno più farne a meno: ha una fantasia geniale che li porta sempre alla pista giusta. E il detective Beckett che lo detesta finirà per innamorarsene. Due cose in Castle funzionano benissimo: la definizione dei protagonisti e i casi da risolvere, anche se quando mettono in mezzo la Cia o la mafia non ci capisco più un accidente. Il caso da risolvere segue una struttura semi-fiss e ciò nonostante non annoia mai, ma quando interviene una situazione insolita diventa strepitosa. Castle e Beckett, d'altro canto, sono una coppia efficacissima grazie alla loro dicotomia: lei tosta, dedita alla giustizia, affascinante e pragmatica anche in amore, lui segue la sua fantasia in capo al mondo, si esalta per un nonnulla, si fa riconoscere per le figure poco eleganti e ha la fama di seduttore. Il contorno di detective, madri, figlie, ex mogli e coroner conferisce la comicità irresistibile e americana della serie, sempre in bilico tra drama e comedy. Quello che davvero adoro di Castle, però, è l'aspetto fanciullesco. Lui crede a tutto: fantasmi, reincarnazioni, geni della lampada, mondi paralleli, mummie, tesori sepolti, alieni, ogni caso è buono per confermare le sue teorie (che finiranno miseramente smentite dalla razionalità di Beckett). Sì, potrebbe ricordarvi un sacco di altre serie americane su una squadra di detective a New York (la trama non vince in originalità), ma vi assicuro che troverete il suo protagonista assolutamente unico e memorabile.


A un po' prima dell'ultima volta, conto
S.

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