lunedì 6 novembre 2017

One shot review: i dolori del giovane Werther- Johann Wolfgang Goethe

Anno: 1774
Paese: Germania
Autore: Johann Wolfgang Goethe
Genere: romanzo epistolare
Pagine: 160
Sinossi: il ventenne Werther in soggiorno a Wahlheim si innamora di Carlotta, già promessa sposa a un altro uomo. Per mesi confessa all'amico Guglielmo i suoi tormenti via lettera ma, incapace di affrontare le costrizioni piccolo-borghesi che costellano la sua vita e di sopportare un amore che non può avere altro sbocco se non l’infelicità, si suicida.

La scrittura è una vera gioia per gli occhi, lirica e ricca come solo i romanzi di secoli passati. Sulle prime nemmeno il protagonista mi dispiace, passionale e capace di cogliere il bello in ogni cosa come alle volte sono anch’io. Seguo con interesse le prime fasi del suo innamoramento, ma ben presto guadagno una certa distanza emotiva dai suoi drammi, disgustata dalla lagna infinita dell’amore non corrisposto e dal desiderio di morte. Mi mancheranno gli strumenti filosofici e letterari per capire la portata dei temi, di cui Thomas Mann mi dà spunto nel saggio finale, ma mi innervosisce indicibilmente la voglia di buttarsi via di chi soffre spasimando invano. Qui, del resto, se ne fa una ragione di vita e di morte e dal ridicolo e dal patetico che suscitano queste pagine realizzo quanto sia sorpassato l’amore romantico di fine settecento: annusare cento volte il nastro che lei ha toccato.. Lo facevo anch’io con la borchia del compagno di classe, a 15 anni. Non tollero queste sciocchezze sentimentali al doppio di quell’età. Vado avanti per inerzia, ridendo benevola di quel poveraccio. Mann in cinque pagine di riflessioni fa forse di meglio: butta lì che questo libro ha dato le basi alla rivoluzione francese per il disprezzo che Werther dimostra di nutrire per l’aristocrazia (ah! Haha!) e giustifica due aggressioni sessuali nel romanzo per disperato ardore, addossando metà della colpa alla vittime: la vedova per essersi lasciata andare a piccole concessioni e confidenze col suo garzone, Carlotta per aver eccitato la passione del protagonista facendosi baciare dal becco di un canarino! Ci sarebbe davvero di che compatire i letterati del settecento, se non fosse triste realizzare che i pennivendoli del ventunesimo secolo giustificano nello stesso modo violenze e femminicidi.

Qui mi trovo ottimamente: la solitudine mi è prezioso balsamo al cuore e questa stagione di giovinezza scalda con tutta la sua esuberanza il mio cuore che spesso rabbrividiva. Ogni albero, ogni siepe è un mazzo di fiori e si vorrebbe divenire un maggiolino per librarsi su questo mare di profumi e non vivere d’altro

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