sabato 2 dicembre 2017

Cambialò: il potere terapeutico del riordino

Da qualche anno il minimalismo giapponese e l'influenza del liberarsi degli oggetti sulla nostra psiche è oggetto di numerosi saggi. Sto leggendo Fai spazio nella tua vita di Fumio Sasaki e ho in programma di farmi prestare Il magico potere del riordino di Marie Kondo. Tuttavia, per qualche misterioso istinto animale, fin da adolscente fare ordine e selezione nelle mie cose è sempre stato decisivo per ritrovare un equilibrio in momenti stressanti o emotivamente pesanti: mi liberavo di vecchi quaderni, qualche vestito che non mettevo più e tornavo a respirare a fondo, sentendo di aver lasciato a terra una zavorra inutile e opprimente. Ecco perchè sono contenta di condividere il mio approccio alla ricerca dell'essenziale con chi potrebbe averne bisogno: è frutto della mia personalissima esperienza ed ecco perchè gli ho trovato un nome altrettanto personale!
Ho deciso di dedicare questo post al riordino del guardaroba, ma sono convinta che il sistema funzioni con qualsiasi categoria di oggetto, opportunamente adattato..


Il momento ideale per cominciare
Senza dubbio il cambio di stagione, perchè so cosa ho indossato e cosa ho lasciato nell'armadio nel periodo appena trascorso. Ma funziona molto bene anche quando sento di essere pronti a cambiare, a cambiare pagina, a lasciarmi alle spalle un periodo difficile. Quindi tiro fuori gli scatoloni da parcheggiare nell'armadio a soppalco e vi sistemo i vestiti dopo averli sottoposti a un'accurata selezione..

Dividere in categorie
Mi aiuta a scegliere più velocemente una destinazione d'uso: a sinistra del letto quello che decido di tenere, al centro quello che ha bisogno di una ripassata dal sarto o di una tinta, a destra quello che non terrò più.

Aiutarsi con alcune domande

1 L'ho messo abbastanza?
E' quella fondamentale: se ho indossato qualcosa meno di tre volte in tutta la stagione, a meno che non sia un capo davvero eccentrico o particolare, significa che difficilmente lo metterò ancora ed è ora di darlo via.

2 Mi dà gioia?
Non ho ancora letto il saggio della Kondo, ma l'ho conosciuto grazie alle nuove puntate di Gilmore girls, dove Emily faceva razzia dei suoi oggetti chiedendosi se le davano gioia e realizzando che accumulare e spendere migliaia di dollari non l'aveva granchè aiutata a sentirsi più felice. E' un concetto che mi è piaciuto molto e ho fatto mio, grazie a cui ho capito che non ha senso rimanere attaccata a qualcosa che non mi restituisce bei ricordi o sensazioni positive. Se qualcosa non mi fa battere il cuore (a meno che non sia davvero utile), me ne libero.



3 Mi sta bene?
Il concetto del Lo tengo per quando mi entrerà frega un sacco di gente, me compresa qualche volta. Ultimamente mi sono accorta di come sia frustrante vedere appesi un paio di jeans taglia 38 che mi andavano a 22 anni e parcheggiati in attesa di perdere due taglie: ho 10 anni di più, non ho più il corpo di una tardo-adolescente ma quello di una donna adulta e il realizzarsi di quel desiderio mi impedisce di godermi il qui e ora: le mie forme per quello che sono, i pantaloni che metto con piacere, le conquiste della maturità che ho faticosamente guadagnato. Perchè disprezzare me stessa per aver mancato l'obbiettivo di pesare cinquanta chili e rimproverarmi ogni volta che apro l'armadio, quando posso godermi quello che sono diventata mentre mangio biscotti al cioccolato? Via i vestiti che ci fanno sembrare cotechini sull'orlo dell'esplosione o con cui non ci sentiamo a nostro agio! Non ci aiutano ad essere determinate, ci ricordano solo quanto siamo fallite.

4 Si accorda con il mio stile?
Ricevo molti vestiti usati in regalo e li metto quasi tutti volentieri; spesso ho voglia di indossarli anche se non esprimono esattamente il mio stile, perchè sono molto belli. Non so come funzioni per le persone dotate di maggior passione e gusto per la moda, ma trovo difficile abbinare qualcosa se non c'entra niente con quello che ho nell'armadio e, soprattutto, dal momento che ho voglia di fare cose più interessanti che spendere pomeriggi a cambiarmi, non ne me frega niente. Un bustino blu supersexy può essere terribilmente affascinante, ma se indosso sempre capi comodi e sportivi, gli concedo un tempo limite alla fine del quale lo faccio fuori. Stesso discorso vale anche per chi conserva con cura capi di dieci anni prima, innegabilmente forieri di piacevoli ricordi ma anche totalmente fuori moda. Magari torneranno di moda, ma chi ha lo spazio per assecondare i capricci delle tendenze in arrivo?

Farsi aiutare da un amico
Qualcuno che non ha legami affettivi con quegli oggetti e può consigliare con la razionalità che occorre, un po' come succede nelle relazioni. Io adoro partecipare alla selezioni di amici e parenti, che non sanno se rallegrarsi per il contributo o allarmarsi per il fanatismo sul tema. Senza contare che diventa molto più divertente.

Destinare quello che si elimina
Nel saggio di Sasaki si parla in continuazione di buttare via e io trovo sia un messaggio totalmente sbagliato, specie di questi tempi. Si può dare una nuova vita agli oggetti in così tanti modi che è stupido produrre tanta spazzatura solo per pigrizia o per incapacità di trovare soluzioni. Eccone alcune:
-Mercatini dell'usato (adorabile invenzione che sta esplodendo negli ultimi anni, permette anche di guadagnare qualcosa).
- Caritas (o associazioni analoghe che raccolgono vestiti smessi ma in buono stato. Vorrei insistere sul concetto di buono stato perchè ho visto gente destinare abbigliamento sporco e distrutto senza alcun rispetto per chi la riceve. Può capitare di trovarsi i capi gentilmente donati sui banchi del mercato e scandalizzarsi: la Caritas ha spiegato che si riserva di fare una selezione dei capi migliori per la vendita e utilizzare gli utili per altre forme di sostegno sociale).
-Gruppi di quartiere: nati spontaneamente su Facebook e consolidatisi velocemente come solide realtà , permettono di vendere, comprare e regalare tra persone della stessa zona o della stessa città a prezzi ragionevoli. Non so come avrei fatto a sbarazzarmi di tanta roba in tempo zero, per fortuna esiste sempre gente disposta a possedere qualsiasi idiozia. E' anche l'occasione per fare simpatici incontri.
-Desbarassu: ne avevo già parlato qualche anno fa a proposito di solo Dio sa cosa. Con alcune amiche lo abbiamo inventato qualche anno fa e ogni stagione portiamo avanti la tradizione per liberarci delle nostre cose tramite un'asta piena di colpi di scena, dove l'abilità sta nel vendere con scaltrezza il proprio oggetto.


Liberarsi dei regali
Volersi liberare dei regali fa sentire tutti piuttosto colpevoli. Io dico: una volta che ho tenuto un periodo ragionevole l'oggetto ricevuto, ha esaurito la sua missione e può rendere felice qualcun'altro. Non dobbiamo essere puniti perchè non siamo in grado di apprezzare qualcosa che, per motivi diversi, non è fatto per noi e non ci aiuta in nessun modo. Le persone che intendono fare un dono dovrebbero mettere in conto che, a dispetto dei loro sforzi, può non piacere e convivere serenamente con questa realtà. Perchè tenere qualcosa che genera emozioni spiacevoli ogni volta che lo guardiamo e ce ne ricordiamo (senso di colpa, fastidio, fallimento, rabbia, etc)? I sensi di colpa non ci aiutano a essere riconoscenti verso le persone generose nei nostri confronti. Liberiamocene.

Assaporare il potere terapeutico
Tutte le volte in cui ne ho sentito il bisogno, ho aperto armadi, rovesciato librerie, svuotato cassetti, sezionato cartelle del computer. Eliminando quello che non ritenevo più importante, ho lasciato andare emozioni che non mi permettevano di sentirmi leggera, ragionare con facilità e relazionarmi agli altri con serenità. Ogni volta che finisco di distribuire oggetti e chiudo la pattumiera, mi sfugge un sospiro profondo e spontaneo: ricomincio a muovermi in uno spazio più libero, in un'emotività meno zavorrata da sentimenti inutili. Per non parlare di quanto rinunciare a rapporti malsani e rubatempo liberi energie che non pensavo di avere. Gli oggetti e le persone che non ci portano gioia ci impediscono di vivere una vita più semplice, cominciamo ora!

S.
p.s: una playlist per dimenarvi mentre fate spazio nella vostra vita?
Get up and dance!

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