domenica 10 dicembre 2017

Tu non avevi tempo, io non ci stavo dentro: Gazzelle LIVE

Venerdì sera di Immacolata Concezione, Gazzelle live al Crazy Bull di Genova con un seguito di amici tutt’altro che entusiasti della serata. Sembra però che uscire sia una consuetudine a cui non è possibile negarsi nemmeno in questo caso: dinamiche a me misteriose come l’alfabeto cuneiforme. A ogni modo, sono grata alla schiavitù dell’uscita serale che mi ha fornito accompagnatori automuniti e cordiali per l’occasione.
Hanno aperto la serata Le Astronavi, giovani rappresentanti della scena trap che non mi hanno particolarmente interessata. Flavio Pardini and band si sono fatti attendere, esasperando la folla di squinzie eccitate sotto palco. Me l’ero immaginato più alto e molto, molto più attraente, ma ho capito nel giro di qualche canzone che la carica sensuale di cui dispone naturalmente fa cedere le ginocchia al primo sorriso. Allo stesso modo la pensava la componente femminile del pubblico, precipuamente post- adolescente e a filo di orgasmo a ogni parola del cantante. Consapevole di generare reazioni di isteria erotica, il leader di Gazzelle ci ha giocato per tutto il concerto: accendendosi la sigaretta due volte per accontentare più di una fan generosa, prestando il gin lemon alle ragazze della prima fila, rispondendo a domande maliziose su incontri galanti. Sul suo candido Belin sono partiti gemiti caldissimi. La scena più bella è quella che ha visto protagoniste due diciottenni fresche di acquisto di mutande da lanciare sul palco: nonostante gli accorati richiami, Flavio non se n’è accorto e loro, oltremodo irritate, hanno commentato: “Se non fosse un cantante, non se lo cagherebbe nessuno”. Tuttavia, aggiungo io, è romano e per tante come me l’accento è già una mezza conquista. Peccato che l’infelice battuta “Il Moscow Mule fa schifo, è da femmine” abbia decisamente raffreddato i miei bollenti spiriti, oltre ai commenti su Diletta Leotta che ha descritto come attraente e deficiente. Ovazioni dalla folla sessista.


Nonostante lo scheletro elettronico dell’album, il gruppo suona con basso, batteria, chitarra, talento e virtuosismo tecnico. Prevedibilmente, hanno suonato tutte le canzoni dell’album, considerato che è anche l’unico per il momento, oltre a una cover a sorpresa di La musica non c’è che ha scaldato ulteriormente gli animi. I pezzi erano drammaticamente identici a quelli su disco e, sebbene molti gradiscano ascoltarli dal vivo in una veste insolita, la fanatica delle strofe ripetute a memoria non poteva chiedere di meglio. Su Zucchero filato è partito il pogo che non ti aspetti e che mi ha fatto tornare quindicenne: adorabile. Meglio così, traccia uscita da pochi giorni, è stata suonata in versione acustica ed era ancora più bella.
Comprendo lo scetticismo degli amici cresciuti con Dente, Afterhours, Zen Circus e Brunori Sas, artisti al cui repertorio non manca sensibilità politica e sociale e una dimensione intima espressa attraverso sentimenti maturi, profondi, delicati. Amici che assistono all’esplosione di una nuova scena di giovanissimi più pop (nel senso letterario del termine) e più scaltri a guadagnarsi i favori dei coetanei nel giro di qualche mese; la linea che distingue la prima fase musicale dalla seconda è nettamente marcata. Tuttavia, credo che i testi di un gruppo come Gazzelle abbiano una lettura superficiale che parla di persone rimpiante, follie giovanili, storie finite e serate alcoliche in cui tutti possiamo riconoscerci (e di cui constatiamo anche i limiti), un’altra più intima in cui l’autore parla del suo vissuto con versi ermetici a cui servirebbe una personalissima parafrasi. Della serie: parlo dei fatti miei che però non voglio spiegare (Dente dixit).


Questo aspetto mi piace molto. L’inganno a mio parere, per un pubblico sciocchino e romantico tipico di un’epoca di relazioni fatue e fallimentari, è quello di prendersi delle crash pericolose per chi sa esprimere la stessa frustrazione in musica, cantanti trasgressivi ma malinconici che hanno lasciato il cuore e tutto il resto ai piedi di qualche stronza partita per Medellín. E’ facile immaginare tutto quello che abbiamo bisogno di trovare in questi personaggi, ma ho imparato a mie spese che la sensibilità artistica difficilmente coincide con quella umana.
Dopo Non sei tu, il gruppo è rientrato per suonare il bis di Nero e ci ha mandati tutti a casa, mentre ragazzini tenerelli mandavano vocali per fare colpo sull’amichetta. Tiepidine le reazioni degli amici rimasti molto, molto indietro rispetto alla folla, travolgente il fiume di parole che li ha investiti al mio ritorno dalle prime file, che è anche l’unico modo in cui godo appieno del concerto: stare davanti, completamente sola, in balia degli umori dei fans. Sono due giorni che canticchio Sono stufo di andare a ballare nel solito posto di merda, con buona pace del fidanzato schifato (con somma gioia): ancora una volta, una passione destinata a consumarsi in solitaria.

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