domenica 11 marzo 2018

"Peggio di Giorgio Poi.. A questi concerti non mi prendi più": Levante LIVE

Un concerto seduta non lo guardavo dai tempi di Patti Smith: era il 2007, avevo da poco passato i vent'anni e quello era il primo che vedevo. Non potersi scatenare al cospetto della sacerdotessa del rock 'n' roll era stata una cazzata tremenda dettata da un'organizzazione incomprensibile, ma devo dire che per Levante aveva il suo perchè. Sulle prime io e la mia amica siamo rimaste deluse, ci aspettavamo di correre sotto il palco con la birra in mano (Luca era ben contento di restarsene dov'era, considerato che non gliene frega niente e mi accompagna per castigo), ma poi mi sono ricreduta: erano quasi tutte ballate piuttosto lente e ho avuto modo di interrogarmi con tranquillità sui testi, oltre che riposare le membra stanche dopo una giornata di lavoro. Il Politeama è un bellissimo teatro genovese dove non ero ancora stata e tutto quel pubblico seduto ad ascoltare il concerto educatamente composto alle sue poltrone era straniante, perfino piacevole.
Senza conoscere nei dettagli la produzione di Levante, entrambe ci aspettavamo un evento abbastanza dinamico e qualche pezzo ballababile in più: alla fine ci siamo agitate sul posto per Alfonso in apertura e Pezzo di me in chiusura, le due ore scarse di mezzo ci siamo godute le bellissime scenografie di disegni fluttuanti e giochi di luci/ombra e abbiamo viaggiato come dei siluri sulle parole cantate (c'è da dire che ai concerti a cui presenziamo d'abitudine il massimo della scenografia è il graffito alle spalle della band Skinhead Genova o Savona antifascista). 


Le parole, dicevamo: per me suonavano come poesie e mi hanno fatto venire voglia di rimettermi a scrivere qualche verso per la bellezza con cui erano capaci di parlare di storie dolorose e stronzi colossali. Però, una volta rivisti i testi online, ho realizzato che sono anche parole ermetiche e personali come poesie e rendono difficile l'identificazione con il mio vissuto. Insomma, di una sensibilità toccante, ma decise a tenerti distante e a parlare solo attraverso i sentimenti di Claudia Lagona. Forse è una personalissima interpretazione, ma mi ha delusa.
Difficile quindi, dal mio punto di vista, capire di cosa voglia  parlare Levante attraverso le sue canzoni: a un ascolto superficiale sembrano tutti pezzi d'amore, mai banali ma monetematici probabilmente sì. Invece sentirli dal vivo in quel teatro mi ha permesso di individuare riflessioni sull'amicizia e sui legami familiari, difficoltà di crescita e di essere una donna, tormenti di separazioni non solo amorose. A legare tutto insieme c'è una voce sublime e meravigliosa che emoziona continuamente, anche se trovo che molti pezzi siano giocati sui gorgheggi al solo fine di esibire la potenza vocale come un ornamento, e che questi motivi si ripetano a getto continuo fino, talvolta, a stancare. Quella voce roca e calda di Sicilia mi ha ricordato Carmen Consoli.


Abbiamo sentito tutto Nel caos di stanze stupefacenti e la gran parte dei pezzi dei primi due album; Levante ha cominciato a chiacchierare dalla metà in poi, dichiarando di essere diventata più taciturna ai suoi concerti ultimamente, però ha anche saputo contraddirsi sciogliendosi e raccontandoci delle sue emozioni con sincerità e ispirandomi molta tenerezza. Sto cominciando a capire quanto sia criticata e messa alla gogna per il solo fatto di essere una donna esplosa nel panorama indie-pop, per la capacità e la scaltrezza nel fare l'equilibrista sull'orlo di più etichette: è un personaggio che sa vendersi ma senza compromettere una forte personalità e delle opinioni precise, flirta con i social e il mainstream senza rinunciare a esibire Girl power sulle spalle o a denunciare la violenza sulle donne nei suoi pezzi. E' decisa, determinata, esplosiva, affettuosa, si interessa di attualità e adora la moda: una donna che si permette queste libertà e queste contraddizioni in Italia è antipatica a molti, che hanno la necessità di trovare una rassicurante categoria alle persone per sentirsi meno minacciati dal loro essere e fare come gli pare.
Questa riflessione finale mi spinge a dichiarare che no, non è stato il concerto che mi aspettavo e si, mi ha saputa sorprendere e conquistare senza strapparmi i capelli: la musica live rimane una forma artistica e culturale potentissima, in grado di mandare all'aria ogni preconcetto avessi prima di varcare la soglia del locale. Ogni volta che vado a sentire qualcuno, e purtroppo per chi mi piace davvero non capita spesso come vorrei, mi dico Ma perchè non ci vengo più spesso, cazzo?", scossa da tutte quelle emozioni magnifiche che un cd non è in grando di suscitare. Perciò dico a chi mi legge e prima ancora a me stessa: vai ai concerti, Cristo, non te ne pentirai comunque!
Su Pezzi di me due fan ardite si sono lanciate a pioggia verso il palco e metà del teatro le ha seguite: nonostante la ressa, le spinte, i commenti scemi della gente intorno, mi è mancato il calore umano dei cari, vecchi concerti sotto palco. Probabilmente la musica di Levante non mi piacerà mai davvero e questa serata non ha cambiato le cose, ma le sono grata per il solo fatto di esserci, prendersi gli sputi di chi non l'ha capita e fare la femminista glamour, a dispetto di tutti quelli che vorrebbero insegnare come si fa o non si fa la battaglia per la parità di genere. Il femminismo vi abbraccia tutt*: è questa la figata che non si può sconfiggere.

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