martedì 24 aprile 2018

Younger: fingersi giovani nel mondo dell'editoria

Salve amici,
vi concedo una tregua dalle recensioni di libri serissimi per parlare di una serie tv frivola e irresistibile: YOUNGER. Forse ne avevo sentito parlare dalla mia musa virtuale Ilenia Zodiaco, forse ci ero arrivata grazie a Sex & The city, di cui ricorda l'atmosfera patinata, gli uomini come se piovesse e le feste a getto continuo.
E' la storia di Lisa, quarantenne divorziata che rientra nel mondo del lavoro dopo anni di full immersion nelle delizie della maternità: manco a dirlo, viene rimbalzata in ogni dove, in particolar modo da giovanissime bossy che si credono 'sto cazzo perchè non hanno ancora avuto bisogno di una ricucita vaginale dopo il parto. E la stroncano senza termini.
La coinquilina lesbica le consiglia di fingersi ventiseienne, dal momento che nessuno le darebbe la sua età e rimorchia senza sforzi ragazzini nei bar: grazie a un guardaroba teen e a un documento falso, viene assunta da un'importante casa editrice come assistente di una stronza piena di comiche insicurezze che la tratta come un galoppino di quart'ordine e le ricorda puntualmente che non può capirla perchè non ha vissuto abbastanza.
Sono all'inizio della seconda stagione e posso solo dare un'impressione sommaria, ma la sto letteralmente a-do-ran-do. I personaggi mi piacciono da morire: Hilary Duff interpreta una editor frizzante con un fidanzato insopportabile e con un'amica p.r. matta come un setaccio e ossessionata dai social, la coinquilina è un'artista folle come nella migliore delle tradizioni, la capa classista e ansiosa di mettere le mani sullo scapolo d'oro dell'ufficio è esilarante.
Anche quello di Lisa è un personaggio riuscito, anche se trovo sopporti tutto con un pizzico di stoicità di troppo e non si incazzi mai: dall'avvento della fantasia nella mia vita, non posso tollerare simili azzardi. Il suo equilibrio nel conciliare famiglia, lavoro e vita sociale è encomiabile e dà vita a equivoci godibilissimi.
La fotografia e la colonna sonora pompano al massimo la vita notturna newyorchese, le feste, le sbronze, le avventure e celebra l'irripetibilità della giovinezze incosciente e spensierata: mettono voglia di uscire anche a me, il che è quasi miracoloso. Per quanto superficiale e sciocchina, l'estetica pop della serie è gradevolissima e la leggerezza dello sviluppo non esclude l'invito alla riflessione, soprattutto sull'influenza determinante dell'età rispetto ai ruoli sociali e alla libertà che le persone possono concedersi nelle scelte personali.
E poi, affascinata come sono dal mondo dell'editoria che, ahimè, nonostante la laurea mai sfiorerò, è interessante studiarne le dinamiche e farsi qualche idea su come funzionino i rapporti lavorativi oltreoceano (malissimo, suppongo, si sa che dove si ride degli eccessi che sempre un fondo bello spesso di desolante verità).
Assolutamente consigliata!
Alla prossima frivolezza (stare con le amiche vanifica la mia autorevolezza culturale),
S.

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