martedì 1 maggio 2018

Uscivo con Satana e sono ancora viva

Quando ho raccontato a un carissimo amico che il mio ex fidanzato non disdegnava la violenza sulle donne (e sulla sua in particolare), la replica è stata: "Ma come, tu che sei una femminista?".
Intendeva dire che non gli pareva possibile che una persona attenta e consapevole alla parità di genere permettesse al ragazzo che aveva scelto di alzarle le mani. Non posso negare che sia una legittima osservazione.
La violenza di compagni, mariti, ex e fidanzati sembra essere una di quelle cose che ci sfiora vagamente: le campagne sui media, gli articoli sui giornali, i racconti della zia o dell'amica, quegli uomini orrendi e possessivi a cui non avremmo permesso di toccarci neanche con una pertica da barcaiolo. Crediamo di essere informate, emancipate, intelligenti, libere da certi vincoli di coppia e ricatti sentimentali. E' facile dimenticarsi quanto sia comune farsi coinvolgere in queste tristissime faccende. Sicuramente, sperimentarle in prima persona regala un'interessante spaccato di realtà e, nonostante il dolore che la mia vicenda si porta dietro, sono grata all'insegnamento che mi ha lasciato, che mi ha permesso di capire meglio le dinamiche spesso incomprensibili delle donne che subiscono, non lasciano, non denunciano.

Dai diciotto mesi di frequentazione con la mia versione di Satana, ho imparato due o tre cosette che difficilmente dimenticherò:
1 I peggio mostri di Firenze si celano sotto appassionati e divertenti gentiluomini. Non so se qualcuna si metterebbe con un giovanotto che la prende a ceffoni al primo appuntamento, ma è molto comune che Pacciani i primi tempi sia un incrocio tra il principe azzurro, il cappellaio matto e Jean Claude Van Damme.
2 I motivi per cui un uomo diventa violento possono essere diversi: un'educazione sessista, l'incapacità di gestire rabbia, stress e cambiamenti negativi, una cultura misogina, machista e omofoba, il timore di esprimere i propri sentimenti o di chiedere aiuto. Smettiamola di dire alle donne che sono solo psicopatici. E' rassicurante, ma molto lontano dalla verità.
3 Gli uomini non diventano violenti quando tutto fila a meraviglia e tu ti senti forte, indipendente, piena di autostima, ma facilmente cercano una valvola per il loro sfogo nei momenti in cui sei più debole, vulnerabile, insicura, magari disoccupata da tempo, dipendente economicamente o psicologicamente, preoccupata dalla crisi della vostra relazione. In quei momenti fare la femminista, entrare in un commissariato, parlarne con qualcuno è difficilissimo.
4 Quello che mi ha fatto tacere su quello che stavo passando, per mesi interi, è stata l'umiliazione di dover ammettere che ero stata debole, che mi ero arresa, che mi ero fatta prendere a ceffoni in mezzo alla strada senza aver avuto la forza di reagire. A nessuno piace essere vista come una vittima, preferiamo fingere di essere donne diverse.
5 Perchè lasciare è così difficile? Si sviluppa un rapporto di dipendenza molto forte,  grazie anche al fatto che della nostra sicurezza di un tempo rimane ben poco e siamo alla disperata ricerca di conferme di amore e attenzioni. E poi c'è la speranza idiota ma ostinata che se ci comportiamo bene, evitiamo di farlo incazzare e diciamo sempre sì, le cose torneranno quella di una volta: dentro quella fodera satanica c'è ancora nascosto il principe azzurro dei tempi belli.
Quando ho deciso di lasciarlo, ero molto preoccupata al pensiero di quello che avrebbe potuto succedere, ma soprattutto volevo fare in modo che mi comprasse il biglietto dell'autobus prima che lo mollassi, perchè ero rimasta al verde (anche nella disperazione conservo sempre un briciolo di
strategia). Mi insultò e minaccio tutta la gente con cui avrei potuto uscire, poi se ne andò e fui costretta a suonare a un'amica per farmi prestare i soldi del biglietto. Qualche giorno dopo, tuttavia, nella mia testolina difettosa cominciai a pensare che avrebbe potuto essere diverso, se ci fossimo rimessi insieme: in base a quale assurdo pensiero stento a capirlo ancora adesso, ma ero troppo dipendente da quella compagnia, troppo debole prendermi la responsabilità di quella rottura.
Rimanemmo insieme ancora due settimane ma anche lui, grazie a Dio, cominciava ad averne abbastanza: finalmente, mi lasciò perchè avevo fatto una stupida battuta sui fascisti per provocarlo ("Menomale che l'hai detta, ripetitela ogni giorno!" mi dissi una volta che realizzai com'era andata). Era quello che aspettavo, non c'erano sensi di colpa o rimpianti o progetti autodistruttivi da poter rincorrere. La sera dopo andai a un concerto, folle di gioia e liberazione. Era finita, ma la rabbia e la frustrazione repressa di quel periodo esplose nei mesi successivi: litigavo con chiunque, cercavo briga per la strada, carburavo un rancore sordo che mi ha avvelenata per anni.
6 Perchè denunciare è così difficile? Le dinamiche sono tante quante le storie, immagino, però capisco cosa ti possa continuare a legare a qualcuno che chiami Pacciani ogni volta che distrugge i tuoi tentativi di rinascita. E' una decisione necessaria, ma anche dolorosa e sfibrante. E, soprattuto, personale. Credo che, come le vittime di strupro, ognuna trovi una tregua a suo modo con quel periodo tremendo e cerchi di guardare avanti. Non le biasimo.

Scrivere questo post è stato difficile, lo avevo in programma da molto tempo ma parlare dei fatti propri a certe latitudini non è una passeggiata di salute. Spero che, tra i pochi che lo leggeranno, ci sarà qualcuna che possa sentirsi meno sola.
Con gratitudine,
S.

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